ControInformo

Indice:
Tra i due litiganti…;
Timeline;
Virus;
Si scrive Hiv, si legge Aids;
“Wellcome”… to the jungle!!;
“Documenti Ufficiali”;
“Ballando nudi nel campo della mente”;
Note e fonti.

Tra i due litiganti…

“Noi sappiamo dalla ‘prova di Godel’, che la quantità di proposizioni vere non dimostrabili è infinita, ma abbiamo sperimentato che è possibile dimostrare la falsità di un numero definito di proposizioni false. E siamo giunti per tanto, tutti insieme, noi che abbiamo lavorato qui in Italia, insieme alle decine di migliaia di ricercatori di tutto il mondo, alla conclusione che è sufficiente, per demolire il tabù, che si dimostri che la versione ufficiale è falsa.”
Giulietto Chiesa

Le teorie anticonvenzionali hanno, da sempre, vita difficile, anche nel campo della Scienza, nonostante il metodo critico imponga l’applicazione dei princìpi presi in esame all’esperienza, poiché essa si oppone sempre alle grandi scoperte prima di accettarle, come accaduto, per esempio, nel XIX secolo con tutti i progressi nella comprensione dell’elettricità [17].
Alcune “teorie”, o sarebbe meglio dire scoperte, invece, giungono talmente “in anticipo sui tempi” da rimanere ignorate per anni, come nel caso della genetica di Mendel o della deriva dei continenti teorizzata da Wegener [18].
Alcune tesi, infine, vengono alla luce attraverso successivi mutamenti di paradigma, nel corso dei quali le vecchie convinzioni vengono rovesciate da nuove idee che solo fino a poco prima della “rivoluzione” erano state considerate eretiche come, per esempio, la teoria corpuscolare della luce o la meccanica quantistica [19].

Bruno Ballardini, nel suo “Manuale di disinformazione – I media come arma impropria: metodi, tecniche, strumenti per la distruzione della realtà”, ponendo l’accento sulle potenzialità della disinformazione, immagina, per un istante, che nei laboratori di ricerca per la guerra batteriologica di un potente paese si stia studiando un’arma letale: l’ingegneria genetica ha permesso di creare un virus che si diffonde per contatto sessuale, ha un’incubazione invisibile, distrugge nell’organismo umano tutte le difese immunitarie e resiste a qualsiasi attacco farmacologico.
Immagina che, per un malaugurato errore, il virus si disperda nell’area degli esperimenti e che vengano immediatamente prese delle misure di sicurezza prima che l’opinione pubblica possa essere informata non solamente del tipo di esperimenti svolti in quel laboratorio ma anche del pericolo che deriva dall’incidente.
Immagina anche che, dopo una rapida analisi della situazione, si giunga alla conclusione che la diffusione del virus da questo momento sarà inarrestabile e che occorra creare una copertura totale con la disinformazione.
Non contento, immagina che qualcuno abbia l’idea di “dirottare” rapidamente il virus in un altro paese, l’Africa, per poi informare l’opinione pubblica del fatto che “in Africa è scoppiata una nuova epidemia causata da un virus micidiale originato da contatti sessuali tra uomini e scimmie […].”.
Immagina che, per trasportare l’epidemia nel modo più rapido possibile in Africa, il virus venga inserito, forse all’insaputa delle stesse case farmaceutiche, nei vaccini destinati a quel Paese e che poi vengano eliminati anche i responsabili di questa operazione.
Immagina, infine, che vengano fatte sparire tutte le notizie riguardanti quegli esperimenti con un’operazione di “pulizia” degli archivi a livello mondiale e che, contemporaneamente, la stampa venga pilotata verso l’ipotesi della nascita di una nova epidemia in Africa [21].

Nonostante l’immagine appena descritta sia inquietante, sono in molti gli attivisti “dissidenti” che, da anni, si battono contro quella che definiscono la più grande farsa del mondo scientifico, la correlazione tra Hiv ed Aids, spingendosi addirittura oltre l’agghiacciante immaginazione di Bruno Ballardini.

Henry H. Bauer, Autore, tra gli altri, del libro The origin, persistence and failings of HIV/AIDS theory, afferma che “i geni sono fissati che hanno ragione, i fissati sono geni che hanno torto, ma entrambi si comportano allo stesso modo, caparbiamente convinti di essere nel giusto, indipendentemente da quanto pensano gli altri. Sono certi che la loro scoperta sia la cosa più importante del mondo, e ritengono che tutti dovrebbero apprezzarla. Così facendo non si rendono neppure conto di danneggiarsi da soli. Sostengono a spada tratta le loro idee, sbagliando completamente approccio e giocandosi ogni possibilità di essere presi su serio. Non riuscendo a ottenere l’attenzione favorevole degli esperti, gli eretici spesso si ritrovano a fare fronte comune con i sostenitori di altre idee comunemente ritenute assurde. Sentendosi apprezzati in quegli ambienti, gli eretici finiscono per convincersi sempre più della fondatezza di tutte le altre idee che vengono normalmente rifiutate. In questo modo, poco alla volta, uno scienziato assolutamente competente può trasformarsi in un perfetto credulone, dimenticando la necessità di essere sempre critico, sempre scettico e sempre pronto a verificare le teorie alla luce dei fatti.
Ho capito tutto ciò, eppure non ho cambiato idea ed ho continuato ad insistere, finendo per diventare un fissato.”
[20].

Timeline

“Se nient’altro ci riesce, un insuccesso spettacolare può sempre garantire l’immortalità.”
John Kenneth Galbraith

Nel 1970, il “Defence Department” americano avvia un nuovo programma di ricerca per lo sviluppo di armi biologiche in grado di attaccare il sistema immunitario umano; Donald McArthur, esperto militare in guerra biologica, si lascia scappare una frase inquietante, egli afferma che “[…] tra 5 o 10 anni sarà possibile creare un nuovo microrganismo infettivo diverso da tutti quelli finora conosciuti.” [12].

E’ il 1980 quando il Dottor Robert Gallo, docente del “National Cancer Institute” di Bethesda, dichiara di aver isolato, nelle cellule di un leucemico, tracce di acido nucleico che non può essere altro che un nuovo virus, che viene “battezzato” dal suo scopritore col nome di “Human T-cell Leukemia Virus” (“Htlv”). E’ l’atto di nascita del virus dell’Aids, che ancora viene chiamato “virus della leucemia”. Ma dopo un paio d’anni, quando l’Aids sarà su tutti i giornali, questo virus cambierà nome e diventerà “Human T-cell Linphoma Virus” (sempre “Htvl”).

A questo punto è bene essere messi a conoscenza del fatto che, dal 1980 ad oggi, nessun ricercatore riuscirà mai più a ripetere tale scoperta; è importante anche evidenziare come il Dottor Robert Gallo sia stato l’unico ricercatore nel campo della Medicina a scoprire l’agente patogeno di un’epidemia prima che l’epidemia stessa scoppiasse.

E’ nel Giugno del 1981 che, il “Center for Disease Control” (“Ccd”), dopo aver fatto “nascere” ufficialmente il virus ora noto con l’acronimo di Aids (Acquired Immune Deficiency Syndrome), ossia “Sindrome da Immunodeficienza Acquisita”, stabilisce che si inizi il conteggio dei malati e dei morti e che questo conteggio venga tenuto sempre aggiornato. Il tutto può risultare decisamente fuori luogo, soprattutto alla luce di quanto sta ancora avvenendo all’interno dello staff dello stesso Dottor Robert Gallo, che ancora non è riuscito a definire se la positivià al virus porti i suoi pazienti all’immunodeficenza biologica, che si manifesta spesso con il “Sarcoma di Kaposi”, un tumore dei vasi sanguigni estremamente raro che lo staff riscontra in numero maggiore tra la comunità omosessuale, oppure alla leucemia che in alcune Nazioni, come il Giappone, rappresenta una patologia molto diffusa [11].

Nel 1982, il “Center for Disease Control” rende noto che l’Aids è diffuso in molti paesi. Questo è un momento delicatissimo per la scienza medica perché, in questa fase il “Center for Disease Control” è l’unico ente al Mondo, oltre al Dottor Robert Gallo, in grado di definire quando il calo del sistema immunitario è da considerarsi Aids e quando non lo è. I medici vengono tenuti fuori dalle decisioni sull’Aids con la scusa che la malattia è una condizione inspiegabile e inguaribile.

E’ solamente nel 1983 che il Dottor Robert Gallo si rende conto che, il responsabile dell’Aids, forse, è proprio il suo virus Htlv della leucemia/linfoma.
Nel 1984, il Ministro della Sanità statunitense, Margaret Heckler, con a suo fianco il Dottor Robert Gallo, annuncia al mondo, con grave e palese prosopopea, che è stata individuata una nuova temibile malattia virale trasmessa attraverso il sangue e i rapporti sessuali. Spingendosi oltre, Margaret Heckler ed il Dottor Robert Gallo, dichiarano anche che il virus in grado di causare la malattia è stato individuato dallo stesso Dottor Robert Gallo e che sarebbero occorsi circa due anni per individuare un vaccino e debellarlo. Con tale annuncio, si scavalca per la prima volta, in modo plateale e scandaloso, ogni procedura standard di controllo ed approvazione da parte della comunità scientifica, e si impone al mondo, in modo reazionario e dittatoriale, l’esistenza di una malattia inesistente, creata a tavolino; nasce così il dogma intoccabile Aids [12].

Il 26 maggio 1984 il Dottor Robert Gallo, quasi all’unisono con il ricercatore francese Luc Montagnier, non solo ufficializza al mondo di aver finalmente trovato il virus dell’Aids, sostiene anche di aver preparato il prototipo di test di sieropositività, ma afferma di non possedere la capacità di produrre e distribuire i milioni di test che saranno richiesti ogni anno. Arriva prontamente in suo soccorso, ed in soccorso dell’intera umanità, lo “U.S. Publice Health Service”, l’ente federale che si occupa della salute, di cui fanno parte sia il “Cdc” che il “National Institute Of Health”, il quale lancia improvvisamente un bando di concorso per la produzione in massa del test di Gallo. Uno dei punti di forza del bando, per realizzare ed ottenere una ferrea selezione dei concorrenti, è senza dubbio costituito dalla particolarità data dal fatto che la sostanza che il Dottor Robert Gallo chiama virus dell’Aids, si moltiplica solamente con il sistema inventato dallo stesso Dottor Robert Gallo. Nel bando è prescritto che i laboratori che dovranno produrre il test debbono impratichirsi con le tecniche del Dottor Robert Gallo.

Nel dicembre del 1985, l’“Istituto Pasteur”, decide di far causa al Dottor Robert Gallo per le royalties derivanti dalla vendita del test che scopre gli anticorpi al virus. Il ricercatore Luc Montagnier sostiene che il Dottor Robert Gallo ha approfittato di materiale ed informazioni che l’istituto francese gli aveva fornito. L’accordo era che il materiale dovesse servire solo per la ricerca. Il Dottor Robert Gallo nega di aver usato le informazioni che i francesi gli hanno mandato.
L’argomento che i francesi presentano è che il ricercatore Luc Montagnier fu il primo a segnalare il virus dell’Aids in una pubblicazione scientifica, nel Maggio del 1983.
E’ un momento molto importante per la diffusione mediatica del virus e l’“Istituo Pasteur” trova nell’attore Rock Hudson, malato di Aids, che decide di andare a Parigi per curarsi, un “alleato” in quella che diviene una vera e propria “guerra” per accaparrarsi il primato sulla “scoperta” e, soprattutto, le ingenti royalties derivanti dallo “sfruttamento” della malattia.

Nel 1986, dall’accordo raggiunto tra gli Stati Uniti e la Francia, nasce la sigla Hiv (“Human Immunodeficiency Virus”), attuale nome del virus scoperto dal Dottor Robert Gallo.

Nel marzo 1987, il Presidente degli Stati Uniti Ronald Wilson Reagan ed il Primo Ministro francese Jacques Chirac, firmano, a Washington, un accordo tra USA e Francia per coordinare le ricerche sul virus dell’Aids, per l’educazione dei paesi sottosviluppati e per la spartizione delle royalties.
In seguito all’accordo, si prevede che l’“Istituto Pasteur” ed il “NIH”, ossia il Governo americano, si divideranno le royalties provenienti dai brevetti per i test atti ad individuare il virus, e ciascuna delle due parti verserà l’80 per cento delle royalties ad una nuova fondazione internazionale per l’Aids. La giustificazione ufficiale per la partecipazione della Francia è che anche il ricercatore francese Luc Montagnier ha scoperto il virus e il relativo test per gli anticorpi, avendo quindi diritto alla metà dei profitti.
Nessuno si chiede come mai l’accordo non sia tra scienziati ma tra governi.
Nessuno sembra notare che sono le due metà del mondo colonialista, quella francofona e quella anglosassone, a stringere un’alleanza per educare tutto il mondo ad abituarsi all’Aids, un’epidemia che, in maniera sempre più palese, si sta costruendo a tavolino [11].

E’ bene far notare che, negli ultimi anni di attività, lo stesso ricercatore Luc Montagner, co-scopritore del virus, ha iniziato, nel corso di svariate conferenze in giro per il mondo, una lenta e progressiva marcia indietro rispetto alla teoria in base alla quale l’Aids sarebbe da considerarsi conseguenza diretta del virus Hiv, sostenendo che i suoi studi rivelano sempre più l’Hiv come un semplice co-fattore scatenante la malattia, e non come l’unica causa determinante. Una vera e propria presa di distanza dal “fondamentalismo” dimostrato dal Dottor Robert Gallo e dal suo staff [13].

Virus

“Molti rispettano la scienza se vivono di questa, ma venerano l’errore se è da esso che traggono i mezzi di sussistenza.”
Wolfgang Goethe

La tesi ufficiale, che tutti conoscono, è che la malattia conosciuta col nome di Aids, sia la conseguenza dell’infezione, trasmessa per via sessuale o di contatto sanguigno, con il retrovirus Hiv. Tale teoria, però, non è tuttora in grado di spiegare in quale modo il virus Hiv possa provocare le malattie che gli vengono imputate. Tale teoria descrive l’Aids come una malattia infettiva provocata dal virus Hiv che distrugge pian piano le cellule del sistema immunitario, lasciando l’organismo indifeso di fronte a malattie “opportunistiche”. Il virus penetra nell’organismo di un dato soggetto attraverso un contatto con sangue o sperma infetto. Questa infezione virale provoca una reazione anticorpale inefficace, utile solo ad essere registrata con i cosiddetti test dell’Aids (o anti-Hiv). La sieropositività costituirebbe il segnale di una malattia subdola, progressiva, inesorabile nella gran parte dei casi [9].

Dai primi anni Novanta, un centinaio di medici e scienziati, con un piccolo seguito di attivisti “dissidenti“, sostiene la falsità di questa tesi, affermando invece che l’Aids, cioè il crollo del sistema immunitario, sarebbe dovuto solo ai cosiddetti “fattori di rischio”, o all’assunzione di farmaci che hanno indebolito il sistema immunitario, senza nessuna correlazione con il retrovirus Hiv [1].
Molti di essi fanno parte del gruppo di cooperazione internazionale denominato “REsearch Group for Investigative MEDicine and journalism” (“REGIMED”), che si occupa dei problemi etici connessi alla ricerca medica ed alla pericolosità di certe sue applicazioni pratiche, fondato nel 1996 dai Dottori Heinrich Kremer e Stefan Lanka. Per quanto riguarda quest’ultimo, è bene ricordare che, oltre a portare avanti un’attività scientifico-legale con Karl Krafeld ed altri collaboratori a Dortmund, per l’abrogazione dei cosiddetti test dell’Aids, ritenuti inaffidabili, nel 1997 si è presentato spontaneamente in un processo per sangue “contaminato da Hiv” a Goettingen, dichiarando sotto giuramento che “l’Hiv non esiste”. Il Tribunale non ha trovato un solo scienziato ufficiale in grado di dimostrare scientificamente l’esistenza del virus in questione.
Il 24 Febbbraio 1997, il tribunale ha, dunque, emesso la sentenza, censurata dal mainstream, di assoluzione totale del medico che era accusato di 14 omicidi e 5.800 tentati omicidi.

Il “REsearch Group for Investigative MEDicine and journalism” non è, però, il solo gruppo di “dissidenti“, sono in molti, infatti, a sostenere tesi diametralmente opposte rispetto a quelle ormai date per assodate dalla comunità scientifica. Un gruppo di scienziati australiani, guidato dalla Dottoressa Eleni Papadopulos-Eleopulos, dopo aver condotto per anni esperimenti e studi di laboratorio, è arrivato alla conclusione che non si può provare che l’Hiv esista, lo si può solo supporre; ma quello che è realmente impossibile affermare è che questo sia un virus o un retrovirus [13].

Tra i primi a riuscire a decodificare la sequenza dei geni di quelli che vengono detti retrovirus e a definire la caratterizzazione della struttura dei lentivirus (cui l’Hiv si presume appartenga), fu, negli anni Settanta, lo scienziato Peter H. Duesberg. Un uomo che, però, ha poi dedicato buona parte della sua vita a gridare al mondo che l’Aids non è affatto contagioso, che l’Aids è un virus inventato [2].
E’ importante evidenziare che, a differenza dei Dottori Heinrich Kremer, Stefan Lanka e Eleni Papadopulos-Eleopulos, lo scienziato Peter H. Duesberg sostiene che sia ragionevole supporre che l’Hiv esista, ma allo stesso tempo afferma che “L’Hiv è solo un latente e perfettamente inoffensivo retrovirus di cui molti, ma non tutti, i malati di Aids, possono essere portatori. Dire che l’Hiv è la causa dell’Aids significa mettere da parte tutto ciò che sappiamo sui retrovirus […]. La teoria dell’Hiv è inconsistente, assurda e paradossale.” [13].

I “dissidenti” più maliziosi, sono arrivati a postulare una teoria secondo la quale, da tempo, i settori più reazionari del mondo politico e religioso occidentale, erano alla ricerca di pretesti scientifici cui ancorare le loro offensive puritane e restauratrici. Un primo tentativo fu compiuto alla fine degli anni Settanta, con una raffica di informazioni più o meno terroristiche sulle malattie veneree, ma l’Aids sembrò l’occasione d’oro. Qui si delineava una malattia non solo sessuale ma mortale e invulnerabile agli arsenali medici esistenti. Insomma, una malattia inventata su misura per i sessuofobi di ogni stampo e di ogni paese [5].

In questa sede non ci si può proporre di fornire una risposta esaustiva ad una questione di tale importanza medica e scientifica, si ritiene però doveroso, da parte della comunità scientifica, far presente che, se è vero che esistono varie patologie che portano ad una grossa deficienza del sistema immunitario e talvolta anche alla morte, è altresì vero che alcune di esse esistono probabilmente da secoli ed almeno dal 1912, quando, per la prima volta nella letteratura medica, viene utilizzato il termine “sindrome da immunodeficienza” [13].

L’ipotesi che l’Aids possa non essere causato da un virus può generare perplessità. E’ anche vero, però, che la Storia è costellata di casi di virus inventati. Basti pensare allo “Smon” che, sviluppatosi nella metà del secolo scorso in Oriente, dopo aver mietuto migliaia di vittime, scomparì improvvisamente non appena un farmaco, il “Clioquinol”, venne ritirato dal mercato, ma nessuno se ne curò e la caccia al microbo continuò imperterrita fino a quando, pochi anni fa, il responsabile delle ricerche, insieme alle vittime del male, non poterono far altro che riconoscere che non era un virus o un batterio, bensì una “cura” la responsabile delle morti.
Il male più devastante dal punto di vista delle persone colpite, fu, senza dubbio, la “pellagra”. Anch’essa, per più di 50 anni, venne attribuita a contagio, pur essendo chiaro che solo determinate categorie di persone ne erano affette. La ricerca per il virus continuò fino a che non fu più negabile che una carenza alimentare generava il male.
La ricerca del microbo e del virus ha contraddistinto, tra le altre, malattie esotiche come il “Kuru”, o più prossime e note come l’epatite di tipo C.
Per non parlare poi, di quante volte si è sentito parlare di un prossimo vaccino antitumorale. Il cancro sarebbe, dunque, un virus? Gli esempi sono troppi per citarli tutti.

La ricerca del virus pare essere la prima pista da seguire, sempre e comunque, finché prove clamorose non escludano questa possibilità in modo insindacabile. A questo punto verrebbe da pensare che i virus siano uno dei peggiori crucci dell’Occidente, della nostra epoca. Eppure, indagando, i virus causano meno dell’1 per cento dei problemi di salute tra le popolazioni occidentali. Qualcosa non quadra. Ma ora torniamo all’Aids [2].

Si scrive Hiv, si legge Aids

“Quando si cerca un eroe, bisogna partire dalla cosa di cui ogni eroe ha bisogno: un cattivo. Per questo, cercando il nostro eroe, Bellerofonte, abbiamo creato un mostro, Chimera.”
Mission: Impossible-2, USA, 2000, di John Woo

Lo scienziato Peter H. Duesberg, autorità indiscussa nel settore dei retrovirus, dopo lunghe ricerche, confutò la tesi della diffusione dell’Aids mediante Hiv, sostenendo che le cause del collasso del sistema immunitario erano dovute, essenzialmente, a:
denutrizione e condizioni igieniche carenti;
costumi sessuali fuori dal normale;
consumo di droghe pesanti;
frequente trasfusione sanguigna;
assunzione di farmaci immuno-tossici, come quelli chemioterapici.
Secondo questa teoria, il sistema immunitario collasserebbe “solo” in quanto sottoposto a superlavoro. Secondo lo Scienziato non sarebbe quindi alcun virus o retrovirus a causare l’Aids.

Agli inizi degli anni Novanta, il giornalista di “Panorama” Luca Rossi, andò in Usa per visitare il “Centro di Statistica Governativo” e scoprì tre cose molto interessanti: era il primo giornalista a rivolgersi alla fonte per avere i dati invece di affidarsi ai comunicati stampa delle case farmaceutiche, i dati ottenuti erano completamente diversi dai dati pubblicati fino a quel momento sui media e sui comunicati stampa delle case farmaceutiche ed i malati non appartenenti a gruppi con comportamenti a rischio erano meno di 1000 (mille) a distanza di quasi 15 anni dall’inizio dell’epidemia. Un numero talmente piccolo che negava con evidenza la teoria sulla trasmissione sessuale dell’Aids in persone che avevano una vita sessuale normalmente promiscua [1].

Oggi il “movimento del dissenso” raccoglie oltre 700 firme tra virologi, infettivologi, epidemiologi ed altri specialisti di 23 Nazioni, tra cui tre premi Nobel, tutti indignati dalla colossale mistificazione e speculazione imbastita intorno all’Aids. Il Dottor Kary B. Mullis, premio Nobel per la Medicina per aver inventato la “reazione a catena della polimerase” (“Polymerase Chain Reaction”, “PCR”), una tecnica che ha rivoluzionato il mondo della chimica e della genetica, nonché autore di “Ballando nudi nel campo della mente”, si trovò ad avere necessità di corroborare una tesi che ormai era data come scontata: “l’Hiv è la causa dell’Aids”. Ma, a quel punto, sorse per lui un grave problema: scoprì che nessuno aveva mai dimostrato che l’Hiv provocasse l’Aids [6].

Secondo i tanti scienziati “dissidenti“, l’Aids è un’immunodeficienza, cioè una carenza di difese immunitarie. Un’immunodeficienza che può portare alla morte e che si manifesta con una grande quantità di mali, attualmente 29. Viene chiamata non polmonite, non diarrea, non herpes, non candidiasi, ma Aids quando ad un esame il male risulta accompagnato dall’esito positivo ad un’indagine per rilevare l’esistenza non del virus dell’Hiv ma di anticorpi contro l’Hiv. L’Hiv è, forse, un virus che, per molti, è però presente ed innocuo in una percentuale costante di persone [3].
Aids è un termine calderone che raccoglie condizioni eterogenee e disparate. Si tratta di condizioni che vengono tra loro associate solo quando il risultato del test dell’Aids è positivo. Se il risultato è negativo, le stesse malattie vengono chiamate con il loro vecchio nome [9]. Se, dunque, una delle malattie classificate come condizione per determinare l’Aids conclamato si verifica insieme alla positività all’Hiv, il soggetto è definito malato di Aids. Se una delle malattie, o anche tutte, si verificano senza la positività all’Hiv, si parla di polmonite, diarrea, herpes e così via. Non importa che il soggetto muoia o no, sarà morto di polmonite, non di Aids. Ma anche se il soggetto è positivo al test per l’Hiv e, però, sta bene, viene considerato malato asintomatico. Questa assenza di correlazione tra risultati del test e malattia è, indubbiamente, sconcertante. Dunque, per i “dissidenti“, l’Aids è semplicemente un’immunodeficienza, l’Hiv è un virus non collegato all’insorgere del male; l’Hiv non è mai stato isolato, forse neanche esiste e, se esiste, la percentuale di persone positive è equamente ripartita nella popolazione, essendo un virus innocuo. L’attribuzione di nocività all’Hiv è, quindi, forzata e fittizia.

Gli scienziati “dissidenti” pongono in evidenza anche un’altra caratteristica; un virus, per sua stessa definizione, viene contratto per contagio e si diffonde in ogni soggetto che incontra per la sua strada, non solamente in categorie di persone definite, di volta in volta “a rischio”. L’Aids pare invece scegliere con estrema cura i soggetti da colpire; la tanto temuta diffusione tra eterosessuali dell’Aids non c’è mai stata. Anzi, la malattia è praticamente irrilevante come causa di morte tra le categorie non a rischio in Occidente. Nel Mondo, in tutto il Mondo, sono a tutt’oggi meno di 100 i casi di sieropositività tra i partner coniugali di malati di Aids. Ma i malati di Aids sono milioni. E quindi? Un virus, per sua stessa definizione, si diffonde. Il contagio, nei virus, esiste, è, anzi, requisito fondamentale per determinare che la malattia è causata da un morbo. Nell’Aids le statistiche dicono no, le statistiche dimostrano che il contagio non esiste [3].
L’Hiv, infatti, è l’unico virus a non obbedire a nessuno dei 4 “postulati di Koch”. Robert Koch fu il primo ad adottare sperimentalmente alcuni criteri, già in precedenza formulati da J. Henle, che altro non sono se non quattro regole generali per stabilire se un certo microorganismo sia o meno la causa di una certa malattia. I postulati sono i seguenti:
– il presunto agente responsabile della malattia in esame deve essere presente in tutti i casi riscontrati di quella malattia;
– deve essere possibile isolare il microorganismo dall’ospite malato e farlo crescere in coltura pura;
– ogni volta che una coltura pura del microorganismo viene inoculata in un ospite sano (ma suscettibile alla malattia), si riproduce la malattia;
– il microorganismo deve poter essere isolato nuovamente dall’ospite infettato sperimentalmente [10].

La cosa più strana è che gli anticorpi dell’Hiv che determinano la sieropositività (il virus dell’Hiv, è bene ricordarlo, non è mai stato isolato), sono presenti in una percentuale invariabile di persone sane che, solitamente, non diventano immunodeficenti, cioè, in pratica, non manifestano l’Aids. Costoro manifestano l’Aids solo se si trovano, per motivi dovuti alle circostanze, particolarmente indebolite. Ma per i ricercatori non importa. Sono state modificate le caratteristiche del male fino a definire l’esistenza di sieropositivi a “tempo indeterminato”. Altri, invece, che fanno parte delle cosiddette categorie a rischio, manifestano tutti i sintomi dell’Aids, sono immunodeficenti, periscono a causa di malattie che potrebbero essere definite caratteristiche dell’Aids, risultano negative al test per l’Hiv. In termini percentuali, l’Hiv è totalmente insignificante nella determinazione di un’immunodeficenza. Infatti, l’Aids, a dispetto di ogni dichiarazione di malattia epidemica, non si è diffuso in Occidente [2].

Si parla di Occidente perché, essendo stato attribuito al continente Africano il ruolo di valvola di sfogo, il quadro della malattia, in Africa [8], è completamente diverso, tanto che sono stati modificati appositamente i parametri per la definizione di sieropositività al test per l’Hiv [4]. Negli ultimi anni sono risultati positivi più di 8 milioni di africani. Otto volte più degli americani, eppure l’intero continente ha prodotto pochissimi casi conclamati: meno di 300 mila [5]. Pochissima cosa se si considera che in Africa vivono 760 milioni di persone e ne muoiono decine di milioni all’anno per malaria, malattia per la quale sono stanziati pochissimi fondi [2].

E’ normale provare un senso di rigetto davanti all’ipotesi che tutte le nozioni inculcateci da anni siano false. Se così fosse, che senso avrebbe che il test Hiv sia regolarmente eseguito (gratuitamente) per i cittadini di quasi tutti gli stati occidentali? Per quale motivo sono stati investiti, dai sistemi sanitari occidentali, miliardi di euro in campagne di sensibilizzazione sull’Aids, in modo da inculcare efficacemente la nozione che l’Aids è recato dal virus Hiv che, una volta contratto, resta latente per un numero di anni non predeterminabile, ma che prima o poi sfocerà certamente nella malattia? A quale scopo sono commercializzati costosissimi farmaci antiretrovirali che la comunità scientifica concordemente prescrive ai sieropositivi per ritardare il conclamarsi dell’Aids?

Ci sono però alcune considerazioni su cui vale la pena di riflettere. Da quando è stato annunciato il virus Hiv nel 1984, non sarebbe mai stato pubblicato alcuno studio che abbia isolato il virus Hiv in un campione di tessuto umano risultato positivo a un test Hiv. In altre parole, non ci sarebbe ancora alcuna prova scientificamente rilevante circa la validità di nessuno dei test Hiv utilizzati. Questi test misurerebbero solo la presenza di alcuni anticorpi che dovrebbero indicare la presenza del virus, ma nessuna équipe medica sarebbe mai riuscita a presentare alla comunità scientifica la correlazione fra i risultati del test e l’effettiva presenza del virus nel sangue o nei tessuti relativi [1]. Secondo il Biologo, Virologo e Genetista tedesco Stefan Lanka, non sono state compiute le condizioni scientifiche necessarie per dimostrare che il virus Hiv sia stato effettivamente isolato, e questo mette in dubbio la sua stessa esistenza. Stefan Lanka, Virologo riuscito ad isolare l’“Ectocarpus Siliculosus Virus” (“EsV”), ha denunciato ad un tribunale tedesco l’apparato sanitario per truffa e la sentenza ha confermato che l’apparato medico-sanitario non è stato capace di confermare con prove scientifiche la presenza del virus quale causa dell’Aids. E’ per questo motivo che, dal 1995, la rivista dei sopravvissuti dell’Aids “Continuum”, di Londra, per sensibilizzare i cittadini e renderli partecipi alla truffa perpetrata dalla comunità scientifica nei loro confronti, offre un premio di 1000 Sterline a chi produca le prove inequivocabili dell’esistenza del virus dell’Hiv [10]. Con il passare degli anni, altre associazioni a livello internazionale si sono unite a questa iniziativa; la Alive and Well è arrivata ad offrire un premio di 50.000 dollari a chiunque sia in grado di fornire anche solo una prova o citare un articolo scientifico che dimostri la validità del test Hiv, isolando il virus nel tessuto di un “sieropositivo”. E’ bene sottolineare come, ad oggi, nessun premio sia mai stato assegnato [1].

Parlando delle cure per l’Aids, dei cosiddetti antiretrovirali, indipendentemente dal parere dei “dissidenti“, propensi ad indirizzare il paziente verso cure “alternative“, “non convenzionali” o “complementari”, è ormai nota ad ogni medico e scienziato la dannosità, la tossicità e, nei casi più estremi, la mortalità data dall’assunzione di tali farmaci. Gli studi eseguiti dallo scienziato Peter H. Duesberg dimostrano che i sieropositivi che poi si sono ammalati di Aids hanno sviluppato una immunodeficenza non a causa di un virus, nemmeno mai isolato, ma della “cura”. Qui sta il peggio della storia dell’Aids; i dissenzienti affermano che i sieropositivi che sviluppano l’Aids lo fanno in seguito alla terapia. I farmaci antiretrovirali vengono considerati “curativi” in quanto, sopprimendo la duplicazione del DNA, impediscono la formazione di nuove cellule. In questo modo i virus non si possono riprodurre, ma nemmeno le cellule responsabili della difesa immunitaria. Assumendoli si diventa, automaticamente, più immunodeficenti, sino ad essere privi di difese; essendo privi di difese, le malattie che prendono possesso dell’organismo sono quelle definite come caratteristiche dell’Aids. In pratica, il farmaco che dovrebbe curare una malattia (diagnosticata sulla base di una positività asintomatica ad un test parecchio dubbio), causa immunodeficenza. L’immunodeficenza che è il sintomo della malattia da evitarsi.
I “dissidenti” hanno dimostrato che chiunque, sieroposito o no, venga a contatto con questi farmaci antiretrovirali, ha le stesse possibilità di un sieropositivo di contrarre l’Aids conclamato [2].

Tralasciando l’ambiguità di un virus altamente infettivo che, secondo la comunità scientifica, può essere trasmesso solamente attraverso lo scambio di fluidi quali sangue, sperma e liquidi vaginali, perché unici fluidi con concentrazione di virus sufficiente per poter risultare infettiva, a differenza di saliva, sudore o quant’altro, è interessante soffermarsi a ragionare sulle tempistiche riguardanti il periodo di incubazione dell’Aids.
Il lasso di tempo intercorrente tra infezione, positività all’Hiv, e malattia, Aids conclamato, sembra aumentare di anno in anno, crescendo in maniera direttamente proporzionale agli anni vissuti dai “sieropositivi storici”, cioè quelli trovati infetti da Hiv quando si approntò il primo test nel 1984 [13].

Secondo il Premio Nobel Kary B. Mullis, “Il mistero che circonda quel dannato virus è il frutto inevitabile di quei due miliardi di dollari che ci spendono sopra ogni anno. Se prendessimo un qualsiasi altro virus e spendessimo due miliardi di dollari ogni anno per studiarlo, state certi che anche quel virus produrrebbe misteri a bizzeffe.” [9].

“Wellcome”… to the jungle!!

“Perfino le verità possono essere dimostrate.”
Oscar Wilde

Per il “Center for Disease Control”, una malato di Aids ha una previsione di spesa di quasi 100.000 dollari. Se a questo si aggiunge che circa 100.000 fra ricercatori e medici hanno carriere e stipendi legati al virus, più di 100 miliardi di dollari sono stati stanziati nei soli Stati Uniti per le ricerche sull’Aids, alcune decine di migliaia di milioni di euro all’anno impinguano i bilanci delle multinazionali del farmaco con la vendita dei farmaci antiretrovirali e dei test Hiv (“Enzime-Linked Immuno-adSorbent Antibody test”“ELISA”, test di screening e “Western Blot”, test di conferma, sono i più famosi, ma non gli unici considerati in grado di rilevare la presenza di anticorpi specifici. Fra i più noti vi è anche il “Viral Load”), organismi come lo “U. S. Agency International Development” (“USAID”), lo “United Nations Aids Program” (“UNAIDS”) ed il “World Health Organization” (“WHO”), per fare qualche esempio, ricevono stanziamenti annuali di migliaia di milioni di euro per combattere l’Aids. Anche l’“Organizzazione delle Nazioni Unite” (“ONU”) ha chiesto uno stanziamento di più di 10.000 milioni di euro per affrontare l’emergenza.

Veniamo dunque alle cure per l’Aids: gli antiretrovirali. L’Azt, prodotto dalla multinazionale inglese Glaxo Wellcome Inc., è considerato, senza ombra di dubbio, il più famigerato farmaco contro l’Aids che sia mai stato prodotto [2].
La “Food and Drug Administration” (“FDA”), l’ente statunitense che verifica l’efficacia dei farmaci, lo ha approvato ufficialmente solo nel 1987, ma ne ha consentito l’uso in via sperimentale fin dalla “scoperta” dell’Hiv, anche in associazione con altri farmaci, come del resto, aveva già fatto in precedenza autorizzandone l’uso per altre patologie, sin dal 1964 [13].
Sono, in fatti, in molti a sottacere che tale farmaco, inizialmente ideato come terapia antitumorale, solamente in un secondo momento viene “riciclato” per contrastare quello che, è bene ricordarlo, è il virus più finanziato al mondo, anzi, il più finanziato di tutti i tempi.
L’Azt, ideato come terapia antitumorale, non è mai stato messo in commercio perché, secondo alcuni Scienziati, fra cui il Premio Nobel Kary B. Mullis [7], ritenuto letale. Non pericoloso, non semplicemente tossico ma letale [2]. Sintetizzato nel 1964 come farmaco antitumorale, l’Azt è rimasto inutilizzato per 20 anni, poiché si constatò sperimentalmente che i topi leucemici trattati morivano in numero maggiore di quelli non trattati. La “Glaxo Wellcome Inc.” ha venduto 0.9 tonnellate nel 1987, ed è passata a 44.7 tonnellate nel 1992. Il costo dell’Azt per malato è di circa 250.00 euro al mese. Il profitto lordo per la “Glaxo Wellcome Inc.”, nell’anno 1993, è stato di 290 milioni di euro [9].
Uno dei professori che si occupò dello studio del farmaco dichiarò che lo stesso era stato definito mortale, quindi assolutamente improponibile per i malati di cancro, per gli omosessuali, però, pareva potesse andare. I termini che utilizzò furono molto più pesanti, fatto sta che questo disse e questo fu. Gli studi dello scienziato Peter H. Duesberg, infatti, dimostrano che i sieropositivi che poi si sono ammalati di Aids hanno sviluppato una immunodeficenza non a causa di un virus, nemmeno mai isolato, ma della cura a cui sono stati sottoposti [2].

Per i teorici del complotto un pò più “paranoici” o “fissati”, non sarà certo una notizia sconvolgente sapere che, l’antica “Burroughs-Wellcome”, creata nel 1880 da due farmacisti, Henry Wellcome e Silas Burroughs, nel 1936 si è associaTA alla Rockefeller Foundation, dando vita alla “Wellcome Trust Corporation”.

Durante gli anni Trenta, il rappresentante legale della “Wellcome Trust Corporation”, è la firma “Sullivan and Cromwell”, una delle più influenti di New York ed uno dei pilastri della “Rockefeller Foundation”. I suoi due avvocati, John Foster ed Allen Dulles, sarebbero divenuti, rispettivamente, Segretario di Stato americano e Direttore della CIA durante la guerra fredda.

E’ negli anni Cinquanta che la “Wellcome Trust Corporation”, partecipando al complesso universitario londinese fondato da David Rockefeller, incrementa la propria influenza, estendendola nel campo dell’educazione sanitaria inglese ed americana.
Negli anni Settanta, David Rockefeller crea la famosa Commissione Trilaterale che, al suo interno, annovera industriali, accademici e uomini d’affari esperti in politica internazionale. Il nocciolo duro della Commissione Trilaterale è composto da dirigenti di un gruppo di aziende multinazionali il cui scopo è il mantenimento del potere economico in tutto il mondo. Fra queste multinazionali un posto preminente spetta alla “Wellcome Trust Corporation”.

Nel 1981, Ronald Wilson Reagan vince le elezioni presidenziali degli Stati Uniti; nella lobby che finanzia la sua campagna elettorale spicca, tra gli altri, il nome della “Wellcome Trust Corporation”.
Nello stesso anno viene scoperta una nuova malattia, con patologia caratterizzata dall’indebolimento del sistema immunitario, che diverrà ben presto nota all’umanità con l’acronimo di Aids (“Acquired Immune Deficiency Syndrome”), ossia “Sindrome da Immunodeficienza Acquisita”.

Fino al 1986, la “Wellcome Trust Corporation” controlla il 100 per cento della “Wellcome Inc.”, produttrice di farmaci, della quale vende il 25 per cento delle proprie azioni, assumendo la denominazione di “Wellcome Foundation”. E’ da questo momento in poi che la “Wellcome Foundation” cambia rotta, rinunciando ad atteggiamenti etici populistici ed accademici in favore di un mercantilismo d’assalto duro e puro.

Dopo il clamoroso insuccesso come trattamento anticancro, la “Wellcome Inc.”ottenne l’autorizzazione per ripresentare sul mercato l’Azt, ribattezzato “Retrovir”, per trattare i malati di Aids.
Nel 1995, la “Wellcome Inc.”, si unisce con la “Glaxo Inc.”, colosso farmaceutico americano, dando vita alla “Glaxo Wellcome Inc.”, potentissima supermultinazionale presente in ogni parte del mondo [13], e, nel 2000, fondendosi con la “SmithKline Beecham”, diviene “GlaxoSmithKline” (“GSK”) che, con oltre 100 mila dipendenti e un fatturato di 34 miliardi di euro, si colloca al secondo posto nel mondo con una quota di mercato inferiore solamente al gruppo “Pfizer” [16].

Il 27 Maggio del 2003, il Presidente degli Stati Uniti d’America, George Walker Bush, firma un piano d’azione per combattere l’Aids all’estero. “Il Presidente Bush, definendo quella contro l’Aids una delle battaglie più importanti che l’uomo deve combattere in campo medico, ha firmato il decreto di legge che introduce un piano d’emergenza, in base al quale saranno spesi 15 miliardi di dollari in cinque anni per combattere l’Aids.
Bush ha detto che la legge ‘U.S. Leadership Against Hiv/Aids, Tubercolosis and Malaria Act of 2003’
(il nome fa riferimento al primato USA nella lotta all’Aids, alla tubercolosi ed alla malaria) include il suo nuovo progetto per la cura dell’Aids e rappresenta l’impegno più oneroso che il sistema sanitario internazionale abbia mai affrontato per debellare una malattia specifica. Ha poi affermato che il provvedimento stabilisce l’acquisto di madicine antivirali e di altri medicinali a basso costo, nonché la creazione di un’ampia rete per la loro consegna ovunque, anche nei luoghi più lontani dell’Africa.” [15].

Con questo piano d’azione, l’America si è impegnata in una nuova guerra, contro un nemico terribile, che ha terrorizzato e condizionato tutti, ucciso tanti, arricchito alcuni. Questa volta non un nemico umano nascosto in cave o palazzi ma un virus, anzi, un retrovirus, un virus cioè in grado di rimanere in una sorta di stato di latenza per un lungo periodo di tempo prima di manifestarsi.

L’Aids, a dispetto di ogni dichiarazione di malattia epidemica, nel frattempo, continua a non diffondersi in America; ciò nonostante, la Casa Bianca ha dato mandato alla CIA di gestire il male. Stranamente.
Stranamente innanzitutto perché la CIA non é un’istituzione di ricerca e non ha scopi di ricerca scientifica, ma stranamente anche perché, da questo mandato, parrebbe che la minaccia, e quindi l’incarico, sia dovuto alla diffusione del male. Invece no. I casi, negli USA, sono calati in modo impressionante. Per quanto paradossale, per i “dissidenti” , il mandato è dovuto al motivo contrario: la scomparsa della minaccia [2].

Per i teorici del complotto, invece, come sempre, anche dietro la colossale “farsa” dell’Hiv e dell’Aids, si nasconderebbe, ancora una volta, l’astuta regia di coloro che, da decenni, si adoperano nella realizzazione di quel progetto mondialista tanto caro alla élite, il Nuovo Ordine Mondiale.

Documenti Ufficiali

Il 23 aprile 1984, il Dottor Robert Gallo afferma, in una conferenza stampa con l’allora segretaria del “Ministero della Salute” statunitense Margaret Heckler, che
“[…] la probabile causa dell’Aids è stata individuata, è un virus chiamato Htlv 1-2-3 (oggi chiamato Hiv); contiamo di avere un vaccino pronto entro 2 anni.“.

Tale conferenza viene effettuata prima che Gallo sottoponga la sua ricerca e i suoi esperimenti alla Comunità Scientifica per poterne verificare la validità.
24 ore dopo, il primo “test” ipoteticamente destinato all’individuazione del virus nel sangue umano è già stato brevettato ed è pronto per essere venduto in tutto il mondo.

I documenti ufficiali che “provano” questa “scoperta” sono riportati di seguito.

Il giorno 26 marzo 1984, il Dottor Matthew A. Gonda, che venne incaricato da Gallo ed assistenti di fotografare il “virus” al microscopio elettronico, al fine di inviare le immagini alla rivista “Science” per la sua pubblicazione, scrive a Gallo e alla sua équipe che
“[…] le particelle osservate sono frammenti di una cellula degenerata e che “[…] non credo affatto che le particelle fotografate siano il virus Htlv (Hiv).”.

Il collaboratore di Gallo, il Dottor Mika Papovic, scrive, nella sua ricerca, (si veda il documento originale di seguito riportato) che
“[…] nonostante intensi sforzi nella ricerca, l’agente patogeno causa dell’Aids non è stato ancora identificato..

Gallo, come si può notare dal documento, depenna tale frase e la sostituisce con
una che afferma il contrario, poi spedisce il suo articolo alla rivista “Science” che lo
pubblica il 4 Maggio del 1984.


Nel 2008, 37 scienziati inviano una lettera a “Science” chiedendo che l’articolo del
1984 di Gallo sia immediatamente ritirato poiché le prove di come fosse stato volutamente
contraffatto, sono tali da renderlo inaccettabile dal punto di vista scientifico e morale. Tale
lettera è ancora in attesa di risposta.

I TEST PER EFFETTUARE LA DIAGNOSI DI Hiv SONO 3:

1) il primo è chiamato test “Elisa”, definito test anticorpale di diagnosi di routine; se questo test risulta positivo, è obbligatorio effettuare un secondo prelievo al paziente, in modo da poter verificare l’infezione con un altro test, chiamato “Western Blot”.

2) Il “Western Blot” è costituito da 9 bande antigieniche che si ritengono specifiche del virus Hiv. Ma in ogni paese del mondo, il numero di bande necessarie alla conferma della positività del test è diverso. Si può essere positivi in Svizzera, dove le bande richieste sono 2, e negativi in Australia, dove le bande richieste sono 4. In Africa, la diagnosi di Aids viene effettuata senza l’uso dei test, ma in base ai cosiddetti principi di “Bangui”, indicatori clinici aspecifici di infezione come febbre, dissenteria, perdita di peso. Questo in un paese in cui la malnutrizione e la mancanza di acqua potabile creano un numero di malattie note alla scienza da secoli e che nulla hanno a che fare con un virus.

3) Un terzo tipo di test, chiamato “PCR” (Reazione a catena della Polimerasi), viene utilizzato per confermare e monitorare l’intensità dell’infezione Hiv in base al presunto numero di copie di virus per millilitro di sangue. Tale tecnica, inventata da Kary Mullis negli anni Novanta, e per la quale Mullis ottenne il premio Nobel nel 1993, è parte dello screening diagnostico e prognostico delle infezioni da Hiv; in base a questo test si decide quando, quanti e quali farmaci somministrare a vita al paziente. Ma lo stesso Mullis ha affermato che la sua tecnica “non è in grado di identificare virus perché è nata per altri obiettivi e amplifica di milioni di volte dei piccoli frammenti di DNA e RNA endogeno, quindi non specifico.

I seguenti sono i foglietti illustrativi che accompagnano i tre test:

Elisa Kit

Hiv-1 Western Blot Kit

Epitope, Inc. Product Number 72827
PN201-3039 Revision #8
“SUMMARY AND EXPLANATION OF THE TEST”
A sample that is reactive in both the EIA screening test and the Western blot is presumed to be positive for antibody to Hiv-1, indicating infection with this virus except in situations of passively acquired antibody or experimental vaccination.”

“LIMITATIONS OF THE PROCEDURE”

1. The assay must be performed in strict accordance with these instructions to obtain accurate, reproducible results.

2. Although a Positive result may indicate infection with the Hiv-1 virus, a diagnosis of Acquired Immunodeficiency Syndrome (Aids) can be made only if an individual meets the case definition of Aids established by the Centers for Disease Control. A repeat test on an independent sample should be considered to control for sample mix-up or operator error, and to verify a positive test result.

3. Individuals with Hiv-1 infection may present incomplete patterns due to the natural history of Aids or other immunodeficiency states, e.g.:
a. Aids patients may lose antibody reactions to p24 & p31;
b. Infants born to Hiv-1 infected mothers, but who are uninfected, may display incomplete patterns as passively acquired maternal antibodies begin to disappear;
c. Individuals who have recently seroconverted may display incomplete band patterns;
d. Infected patients with malignancies and individuals receiving immunosuppressive drugs may fail to develop a Positive result;
e. Individuals infected with Htlv-I/II or Hiv-2, may exhibit incomplete cross-reactivity;
f. Individuals may develop incomplete patterns that reflect the composition of experimental Hiv sub-unit vacines that they may have received.
[…]

5. Since reactivity of any degree with any of the virus-specific proteins identified on the strip is possible evidence of antibodies to Hiv-1, all samples interpreted as Indeterminate should be repeated using the original specimen. In addition, it is recommended that samples interpreted as Indeterminate be retested after six months, using a fresh specimen.

6. Do not use this kit as the sole basis of diagnosis of Hiv-1 infection.

7. A Negative result does not exclude the possibility of Hiv-1 infection. Antibody testing should not be used in lieu of donor self-exclusion by blood collection establishments.”

Sensitivity and Specificity

Sensitivity and specificity of the Hiv-1 Western Blot Kit was determined in comparative studies with a previously licenced Hiv-1 Western blot using EIA repeatedly reactive samples from high Aids risk and low risk populations respectively.*

“INTERFERING FACTORS AND SUBSTANCES”

Testing was performed on specimens from individuals with clinical conditions unrelated to Hiv-1 which might result in a reactivity with proteins present. Samples studied included 25 from persons with auto immune diseases, 12 with elevated gammaglobulins, 110 with viral infections unrelated to Hiv-1 and 38 other conditions. The viral infections included samples positive in clinical tests for Cytomegalovirus (12), Infectious mononucleosis (10), Epstein-Barr virus (3), Rubells (12), Varcella-Zoster (3), Herpes Simplex (12), HBsAg (7), and Htlv-1 (39). Although bands were occasionally present at viral locations, none of the strips could be interpreted as positive.**

COMMENTARY:
* Although the Western Blot is supposed to be a “more specific” test to confirm the results of the EIA (ELISA), the specificity and sensitivity are assumed by the same indirect means. No gold standard was applied, such as isolating Hiv-1 from fresh patient plasma, in any of these studies. These studies confuse specificity with a high reproducibility of EIA by Western Blot.

(Test Western Blot: Come si può notare dall’immagine qui sotto, in ogni Paese i criteri richiesti per una diagnosi di positività oc mref ata ladtsetanestern Blot sono differenti. Se si è positivi in un Paese in cui le bande richieste sono 2, basta recarsi in un altro Paese in cui le bande richieste sono maggiori e si diventa automaticamente sieronegativi).


PCR “viral load” tests KIT INSERT

The AMPLICOR Hiv-1 MONITOR test is an in vivo nucleic acid amplification test for the quantification of Human Immunodeficiency Virus Type 1 (Hiv-1) in human plasma. The test is intended for use in conjunction with clinical presentation and other laboratory markers as an indicator of disease prognosis.

The test has been used as an aid in assessing viral response to antiretroviral treatment as measured by changes in plasma Hiv-1 RNA levels. The clinical significance of changes in Hiv RNA measurements has not been fully established although several large studies that will more fully determine the role of comparative Hiv RNA measurements in patient management are now in progress. Hiv-1 RNA levels as measured by PCR were used as one of the surrogate markers in the accelerated approval process for the protease inhibitor drugs INVIRASE, CRIXIVAN and NORVIR, and for the reverse transcriptase inhibitor drug EPIVIR. The utility of plasma Hiv-1 RNA in surrogate endpoint determinations has not been fully established.

The AMPLICOR Hiv-1 MONITOR Test is not intended to be used as a screening test for Hiv or as a diagnostic test to confirm the presence of Hiv infection.

Come si può notare, gli stessi produttori del test Elisa, alla voce “sensibilità e specificità del test” affermano:

AD OGGI NON ESISTE UNO STANDARD RICONOSCIUTO PER STABILIRE LA PRESENZA O L’ASSENZA DI ANTICORPI Hiv-1 E Hiv-2 NEL SANGUE UMANO.

Ma tale test viene usato per affermare che nel sangue analizzato del paziente gli anticorpi sono presenti.
Nel foglio illustrativo del test Western Blot, chiamato “test di conferma” perché appunto dovrebbe confermare un’infezione rivelatasi al primo test Elisa, si legge che:

“UN CAMPIONE DI SANGUE RISULTATO POSITIVO SIA AL TEST ELISA CHE AL TEST WESTERN BLOT SI PRESUME INFETTO DA Hiv-1

e ancora:

“SEBBENE UN RISULTATO POSITIVO (ricordiamo che la sua positività cambia da paese a paese) POTREBBE INDICARE INFEZIONE DA Hiv-1, LA DIAGNOSI DI Aids PUO’ ESSERE EFFETTUATA SOLO SE L’INDIVIDUO RISPECCHIA I CRITERI DIAGNOSTICI STABILITI DAL CDC (CENTER FOR DISEASES CONTROL)”

e inoltre al punto 6 viene affermato:

NON USARE IL WESTERN BLOT COME UNICO TEST DI CONFERMA DI DIAGNOSI DI POSITIVITA’ AL VIRUS Hiv-1.

Peccato che questo viene chiamato e usato come test di conferma…
Passando alla terza metodica diagnostica, la PCR (Reazione a catena della Polimerasi), ecco cosa riporta il foglio illustrativo del test:

QUESTA TECNICA NON DEVE ESSERE USATA COME TEST DI SCREENING PER IL VIRUS Hiv O COME STRUMENTO DIAGNOSTICO PER CONFERMARE LA PRESENZA DEL VIRUS

Con questo test, invece, i medici decidono quando iniziare le terapie farmacologiche a base di chemioterapici che andranno assunti quotidianamente per tutta la vita, sui pazienti definiti sieropositivi. Terapie farmacologiche basate su farmaci tossici e mortali (chiamati farmaci antiretrovirali-ARV) nei cui bugiardini, consultabili liberamente sul sito della FDA (Food and Drugs Administration) viene affermato che (vedi immagine, esemplificativa di uno dei tanti farmaci ARV fotografata direttamente dal sito americano www.fda.gov):

L’etichetta del farmaco AZT, che anni fa veniva usato in monoterapia e attualmente si somministra alle donne gravide per evitare di “trasmettere il virus” al nascituro; inoltre si usa ancora in combinazione con altri farmaci: PERICOLO DI MORTE– “Tossico per inalazione, in contatto con la pelle e se deglutito.

Dalla rivista “Lancet”, Agosto 2006, uno studio sull’inefficacia e tossicità dei farmaci anti-Hiv:

IL RISCHIO DI MORIRE DI AIDS E’ AUMENTATO DA QUANDO SI USANO I FARMACI ANTI-HIV


QUESTO FARMACO NON CURA E NON PREVIENE L’INFEZIONE DA HIV E NON NE IMPEDISCE LA TRASMISSIONE. QUESTO FARMACO PUO’ CAUSARE, CON I SUOI EFFETTI COLLATERALI, SINTOMI INDISTINGUIBILI DALLA IMMUNODEFICIENZA ACQUISITA (Aids).

Milioni di vittime nel mondo sono quindi morte a causa dei farmaci che dovevano curarli.
Françoise Barrè-Sinoussi ha preso il Premio Nobel per la Medicina insieme a Luc Montagnier per la presunta scoperta del virus Hiv; ma la prima ha affermato nel documentario “The Emperor New Virus” che Purificare il virus era fondamentale per poter preparare i test per trovare gli anticorpi dell’Hiv, ok? Perché volevamo che i test diagnostici fossero quanto più precisi possibile. Infatti se si usa una preparazione di virus che non è purificata ovviamente identificherai anticorpi di ogni tipo […]”.

Però Luc Montagnier, che ha condiviso con lei il Nobel, ha onestamente sostenuto che:


Luc Montagnier: “LO RIPETO, NOI NON ABBIAMO PURIFICATO IL VIRUS.

Esistono circa 70 condizioni mediche riconosciute che possono portare alla positività dei test Hiv, che non vengono MAI comunicate al paziente al momento del test. Tra queste troviamo la semplice influenza e il vaccino antinfluenzale stesso (nel foglio illustrativo di questo viene dichiarato che può determinare positività ai test Hiv), vaccinazioni di vario tipo (ad esempio i lisati batterici), il raffreddore, la gravidanza, infezioni di varia natura (citomegalovirus, mononucleosi, herpes simplex I e II), etc. etc..

A tal proposito, si veda l’elenco seguente, compilato da Christine Johnson.

Fattori che possono dare esito positivo al test Hiv

Anticorpi anti-carboidrati;
Anticorpi che si trovano in modo naturale (Naturally-occurring antibodies);
Immunità passiva: recezione di gamma globulina o immunoglobulina (come profilassi contro infezione che contiene anticorpi);
Lebbra;
Tubercolosi;
Micobacterium avium;
Lupus eritematoso sistemico;
Insufficienza renale;
Emodialisi/Insufficienza renale;
Terapia di alfa interferone in pazienti di emodialisi;
Influenza;
Vaccino contro l’influenza;
Virus Herpes semplice I (labiale);
Virus Herpes semplice II (genitale);
Infezione del tratto respiratorio superiore (raffreddore o influenza);
Infezione virale recente o esposizione a vaccini virali Gravidanza in donne multipare ( che hanno partorito molto);
Malaria Alti livelli di complessi immuni circolanti;
Ipergammaglobulinemia (alti livelli di anticorpi);
Falsi sieropositivi in altri test, incluso il test RPR (rapid plasma reagent) per la sifilide;
Artrite reumatoide;
Vaccino contro l’epatite B;
Vaccino contro il tetano;
Trapianto di organi;
Trapianto renale;
Anticorpi anti-linfociti;
Anticorpi anti-collageni (riscontrati in omosessuali, emofiliaci, africani in tutte e due i sessi, in persone con lebbra);
Sieropositivi al fattore reumatoide, anticorpi anti-nucleari (entrambi riscontrati nella artrite reumatoide e in altri auto-anticorpi);
Malattie autoimmuni – Lupus eritematoso, scleroderma, malattia del tessuto connettivo, dermatomiositi;
Infezioni virali acute, infezioni virali del DNA Neoplasmi maligni (cancri);
Epatite alcolica/malattia epatica alcolica;
Colangite sclerosante primaria;
Epatite;
Sangue “appiccicoso” (negli africani);
Anticorpi con un’alta affinità per il polistirene (adoperati nei kit dei test);
Trasfusioni sanguinee, trasfusioni sanguinee molteplici;
Mieloma molteplice;
Anticorpi HLA (contro antigeni dei leucociti di tipo I e di tipo II);
Anticorpi anti-muscoli lisci;
Anticorpi anti-celle parietali;
IgM (anticorpi) anti-epatite A;
IgM anti-Hbc;
Somministrazione di preparati di immunoglobulina umana raccolti prima del 1985;
Emofilia;
Disordini ematologici maligni/limfoma;
Cirrosi biliare primaria;
Sindrome di Stevens-Johnson;
Febbre Q con epatite associata;
Campioni trattati con calore (specimens);
Siero lipemico (sangue con alti livelli di grassi o lipidi);
Siero emolizzato (sangue in cui l’emoglobulina si separa dai globuli rossi);
Iperbilirubinemia;
Globuline prodotte durante gammopatie policlonali (le quali si riscontrano in gruppi a rischio Aids);
Individui sani come risultato di reazioni crociate non capite;
Ribonucleoproteine umane normali;
Altri retrovirus Anticorpi anti-mitocondriali;
Anticorpi anti-nucleari;
Anticorpi anti-microsomiali;
Anticorpi dell’antigene di leucociti delle cellule T;
Proteine nel filtro di carta;
Virus Epstein-Barr;
Leishmaniasi viscerale;
Sesso anale ricettivo.
Cosa rilevano dunque questi test che si definiscono specifici per Hiv, se invece danno una reazione crociata con innumerevoli tipi di anticorpi non specifici?

In un’intervista del 2009, il co-scopritore del virus Hiv, Luc Montagnier, ha dichiarato che POSSIAMO ESSERE TUTTI ESPOSTI AL VIRUS HIV, SENZA ESSERNE CRONICAMENTE INFETTATI; UN SISTEMA IMMUNITARIO FUNZIONANTE, DEBELLERA’ IL VIRUS IN POCHE SETTIMANE.

Il Professor Montagnier dovrebbe spiegarci come sia possibile liberarsi “in modo” naturale da un retrovirus che per quasi 30 anni è stato definito incurabile, letale, altamente trasmissibile.

Inoltre, ricordiamo che la funzione di un vaccino è creare gli anticorpi verso la malattia stessa. Se una persona risulta positiva al test per il citomegalovirus o la toxoplasmosi, ad esempio, viene dichiarata immunizzata verso tali agenti patogeni, poiché nel sangue vengono rilevati appunto gli anticorpi specifici. Nei test Hiv che, come abbiamo visto i produttori stessi dichiarano non in grado di identificare gli anticorpi Hiv, la positività (ovvero la presenza dei anticorpi) viene invece valutata come indicatore di infezione cronica, progressiva e mortale.

Ma, se anche l’Hiv fosse un retrovirus, come sostenuto da decenni, è importante sapere che nella storia della microbiologia e della virologia, nessun retrovirus è mai stato né pericoloso nè letale. Il nostro patrimonio genetico contiene infatti circa novantasettemila (97000) retrovirus endogeni (ovvero innati, non acquisiti dall’esterno) naturalmente presenti nel nostro organismo e assolutamente innocui.

Le culture cellulari usate da Gallo nel 1983, a cui segue la pubblicazione su “Science” dell’articolo-annuncio della scoperta del virus Hiv, erano mescolate a linfociti provenienti dal sangue di cordone ombelicale, tessuto riconosciuto da tempo per la sua ricchezza in retrovirus umani. Tale articolo comprende dunque gravi errori metodologici.

15 anni più tardi vennero effettuati controlli sperimentali in laboratori francesi e statunitensi che pubblicano un articolo sulla rivista “Virology” (1997), in cui si dimostravano i risultati dei loro studi al microscopio elettronico sui gradienti ottenuti a partire da culture cellulari che si ritenevano infette da Hiv. In entrambi gli studi, gli autori hanno riscontrato un’abbondanza di residui cellulari senza alcuna evidenza accettabile di particelle retro virali. Quasi nello stesso momento Luc Montagnier viene intervistato da Djamel Tahi e finisce per ammettere che, in effetti, il virus Hiv non è mai stato isolato nel suo laboratorio.

Da cosa è causata allora l’Aids?

L’immunodeficienza è conosciuta in medicina da secoli ed è prevalentemente causata da:
1 – Uso e abuso di droghe, soprattutto nitrito di amile (“Popper”);
Indicativa, a questo proposito, la seguente ordinanza del Ministro Fazio, di cui nessuno ha parlato:

Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali

ORDINANZA 19 novembre 2009

Divieto di fabbricazione, importazione, immissione sul mercato e uso di achil-nitriti alifatici, ciclici o eterociclici e loro isomeri, in quanto tali o in quanto componenti di miscele o di articoli (Poppers). (10A00117) (G.U. Serie Generale n. 8 del 12 gennaio 2010.

Tenuto conto che gli alchil-nitriti sono stati riconosciuti come immunosoppressori e promotori della replicazione virale e delle cellule tumorali, nonché l’assunzione abituale di dette sostanze è stata associata ad aumento di rischio di infezioni virali trasmissibili per via sessuale e di sarcoma di Kaposi;

Ritenuto pertanto di dover adottare specifiche disposizioni per limitare l’uso non regolare di sostanze denominate “poppers” in quanto tali o in quanto componenti di miscele o articoli;

Rilevato che è necessario e urgente mantenere, fino a quando non si disporrà di una soluzione permanente, disposizioni cautelari a tutela dell’incolumità pubblica;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 21 maggio 2009 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 maggio 2008, n. 122, recante “Attribuzione del titolo di Vice Ministro al Sottosegretario di Stato presso il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, prof. Ferruccio Fazio, a norma dell’art. 10, comma 3 della legge 23 agosto 1988, n. 400”;

Ordina:

Art. 1

Campo di applicazione

1. E’ vietata la fabbricazione, immissione sul mercato e l’uso di alchil-nitriti alifatici, ciclici o eterociclici e loro isomeri in quanto tali o in quanto componenti di miscele o di articoli, destinati a consumatori.

Art. 2

Ritiro dal commercio

1. Le sostanze, le miscele e gli articoli di cui all’art. 1, già immessi sul mercato, devono essere ritirati dal commercio entro trenta giorni dalla data di pubblicazione della presente ordinanza.

Art. 3

Vigilanza

1. Le Autorità sanitarie di controllo e gli organi di polizia giudiziaria e postale sono preposti alla vigilanza sulla esatta osservanza della presente ordinanza.

Art. 4

Disposizioni transitorie e finali

1. La presente ordinanza ha validità di 12 mesi a decorrere dalla data di pubblicazione.
2. La presente ordinanza entra in vigore il medesimo giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 19 novembre 2009

Il Vice Ministro: Fazio

Registrato alla Corte dei conti il 21 dicembre 2009

Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla persona e dei beni culturali, registro n. 7, foglio n. 177.

2 – Patologie varie (emofilia, malaria, lebbra, tubercolosi, infezioni ricorrenti di varia natura, abuso di antibiotici e cortisonici, che sono immunosoppressori;
3 – Gli stessi farmaci anti-Hiv (come dichiarato nel loro stesso foglio illustrativo); carenze alimentari, malnutrizione, assenza di acqua potabile-Africa.

L’Aids e la legge

La corte di Dortmund, il 15 Gennaio 2001, ha emesso una sentenza di condanna ad 8 mesi, con sospensione della pena, in un procedimento per genocidio (Legge § 220a StGB) contro le Autorità Sanitarie Federali Tedesche e contro il Parlamento della Repubblica Federale Tedesca. Le autorità sanitarie erano accusate di aver diffuso informazioni e foto false relative all’isolamento del virus Hiv; il Parlamento Tedesco era accusato di aver assecondato tali menzogne nonostante fosse a conoscenza dal 1994 del fatto che il virus Hiv non è mai stato isolato, e che conseguentemente nessun test poteva essere approvato ed utilizzato per definire infette persone che, sane prima del test, sono poi morte dopo un trattamento con farmaci antiretrovirali. La tesi dell’accusa, e cioè che ne Montagnier (1983) ne Gallo (1984) avevano isolato alcun virus in connessione con l’Aids e che il Bundestag era dal 1994 a conoscenza di tale fatto, è stata provata sulla base di un documento registrato negli archivi del “German Bundestag” stesso col numero DS 12/8591. Dopo la sentenza i ricorrenti hanno indirizzato una lettera nella quale descrivono le motivazioni e le conclusioni del procedimento legale a:
* ONU, Office of the High Commissioner for Human Rights, Mary Robinson;
* Tutti i capi di Stato e tutti i capi di Governo;
* Tutte le Organizzazioni Governative.

Un’altra notizia non riportata dal mainstream, liberamente consultabile sul sito americano del CDC. Ne riportiamo un estratto significativo:

On Jan 4, 2010, the US government made a very significant about face:
“HHS/CDC is removing Hiv infection from the definition of communicable disease of public health significance contained in 42 CFR 34.2(b) and scope of examination, 42 CFR 34.3 because Hiv infection does not represent a communicable disease that is a significant threat to the general U.S. population”.

“L’Hiv NON E’ UNA MALATTIA SESSUALMENTE TRASMISSIBILE DI RILEVANZA PER LA SALUTE PUBBLICA”
(“Center for Diseases Control” and Hilary Clinton, 4 gennaio 2010)

Nessuno stato europeo considera l’Aids un’emergenza epidemica, tanto è vero che anche in Italia è considerata solo epidemia di Classe III (perfino la sorveglianza epidemiologica della rosolia si trova in Classe II, quindi è considerata più rilevante).

“Padian Study”: il più importante studio epidemiologico condotto sulla trasmissibilità dell’Hiv, condotto in California, ha esaminato 175 coppie eterosessuali sessualmente attive, in cui un partner era sieropositivo e l’altro sieronegativo; le coppie sono state monitorate per un periodo di oltre 6 anni per valutare eventuali casi di siero conversione. Un quarto delle coppie ammise di non usare precauzioni durante i rapporti sessuali: non ci fu nemmeno un caso di siero conversione.

Hiv testing literature

1)“In 1985, at the beginning of Hiv testing, it was known that “68% to 89% of all repeatedly reactive ELISA (Hiv antibody) tests [were] likely to represent false positive results.” (New England Journal of Medicine. 1985)”.

“NEW ENGLAND JOURNAL O MEDICINE”: “dal 68% all’89% dei test Elisa per anticorpi Hiv rappresentano falsi positivi”

2) In 1992, the Lancet reported (“Hiv Screening in Russia”) that for 66 true positives, there were 30,000 false positives. And in pregnant women, “there were 8,000 false positives for 6 confirmations.”

“LANCET”: “per 66 individui positivi al test Hiv ci sono 30.000 falsi positivi”

In September 2000, the ArcHives of Family Medicine stated that the more women we test, the greater “the proportion of false-positive and ambiguous (indeterminate) test results.”

The tests described above are standard Hiv tests, the kind promoted in the ads. Their technical name is ELISA or EIA (Enzyme-linked Immuno-sorbant Assay). They are antibody tests. The tests contain proteins that react with antibodies in your blood.

False Positives

In the U.S., you’re tested with an ELISA first. If your blood reacts, you’ll be tested again, with another ELISA. Why is the second more accurate than the first? That’s just the protocol. If you have a reaction on the second ELISA, you’ll be confirmed with a third antibody test, called the Western Blot. But that’s here in America. In some countries, one ELISA is all you get.

It is precisely because Hiv tests are antibody tests, that they produce so many false-positive results. All antibodies tend to cross-react. We produce anti-bodies all the time, in response to stress, malnutrition, illness, drug use, vaccination, foods we eat, a cut, a cold, even pregnancy. These antibodies are known to make Hiv tests come up as positive.

The medical literature lists dozens of reasons for positive Hiv test results: “transfusions, transplantation, or pregnancy, autoimmune disorders, malignancies, alcoholic liver disease, or for reasons that are un-clear […]” (“ArcHives of Family Medicine”. Sept/Oct. 2000).
“Liver diseases, parenteral substance abuse, hemodialysis, or vaccinations for hepatitis B, rabies, or influenza […]” (“ArcHives of Internal Medicine”, August, 2000).

The same is true for the confirmatory test the “Western Blot”. Causes of indeterminate Western Blots include: “lymphoma, multiple sclerosis, injection drug use, liver disease, or autoimmune disorders. Also, there appear to be healthy individuals with antibodies that cross-react […].” (“ArcHives of Internal Medicine”, August, 2000).

“ARCHIVES OF INTERNAL MEDICINE”: ESISTONO DOZZINE DI CAUSE CHE POSSONO RENDERE POSITIVO UN TEST Hiv: VACCINAZIONI, INFLUENZA, GRAVIDANZA, TRASFUSIONI, E INOLTRE CI SONO INDIVIDUI SANI I CUI ANTICORPI REAGISCONO AL TEST Hiv“.

Pregnancy is consistently listed as a cause of positive test results, even by the test manufacturers. “[False positives can be caused by] prior pregnancy, blood transfusions […] and other potential nonspecific reactions.” (“Vironostika Hiv Test”, 2003).

1. Montagnier stesso mostrò sulla prestigiosa rivista “Annals of Internal Medicine” che un test di anticorpi positivi ritorna negativo e che un conteggio di cellule T4 basso torna normale attraverso la cessazione dei rapporti anali, ciò significa che il risultato positivo del test Hiv non è dovuto a un retrovirus:


“Transient Antibody to Lymphadenopathy-Associated Virus/Human T-Lymphotropic Virus Type III and T-Lymphocyte Abnormalities in the Wife of a Man Who Developed the Acquired Immunodeficiency Syndrome”
“Annals of Internal Medicine”, 1 october 1985.
(HAROLD BURGER, Ph.D.; BARBARA WEISER, M.D.; WILLIAM S. ROBINSON, M.D.; JEFFREY LIFSON, M.D.; EDGAR ENGLEMAN, M.D.; CHRISTINE ROUZIOUX, Ph.D.; FRANÇOISE BRUN-VÉZINET, M.D.; FRANÇOISE BARRÉ-SINOUSSI, Ph.D.; LUC MONTAGNIER, M.D.; and JEAN-CLAUDE CHERMANN, Ph.D)
2. Articolo storico scritto del co-Premio Nobel Howard Temin (per la scoperta della transcriptasi inversa) che dimostra come questo enzima NON sia specifico di una ipotetica attività retrovirale

3. La prestigiosa rivista “Science”, pubblicò un articolo storico che dimostra come il famoso “virus” Hiv non uccida i linfociti T nelle colture di laboratorio

4. La prestigiosa rivista “Annals of Internal Medicine” afferma che svariate patologie Aids-correlate appaiono poco dopo aver iniziato la terapia antiretrovirale. Ma per molti sono farmaci “salvavita”

5. Il “CDC” (Centro di Controllo per le Malattie) affermò, prima di sfruttare l’idea infondata di un virus, che “l’esposizione ad alcune sostanze tossiche e droghe (piuttosto che un agente infettivo) può condurre all’ immunodeficienza un gruppo di omosessuali maschi che condivide un particolare stile di vita”

6. Secondo questo studio, pubblicato proprio da Gallo e Gonda, il presunto virus
HTLV-3/Hiv si trova nella saliva. E, sebbene esistano test salivari per la rilevazione dei presunti anticorpi Hiv (se ci sono anticorpi in un fluido organico, deve esserci anche il
virus), da decenni viene detto che il virus non si trasmette con starnuti, colpi di tosse, eccetera. La foto, secondo gli autori, rappresenterebbe una micrografia elettronica del virus nella saliva.

7. In questo articolo dell’“American Journal of Reproduction and Immunology”, si
dimostra come le presunte “proteine Hiv” siano presenti nella placenta umana.
Ricordiamo che, nei loro esperimenti all’inizio degli anni ’80, sia Gallo che Montagnier
aggiungono nelle colture cellulari in cui affermano di aver trovato il nuovo retrovirus Hiv,
proprio della placenta umana.
Come infatti si può notare nella micrografia seguente, confrontando le particelle
isolate da Montagnier con le particelle presenti nella placenta umana, non vi è alcuna
differenza:

8. Articolo che dimostra la presenza della “carica virale” in soggetti sieronegativi.

9. Riportiamo, infine, un estratto molto indicativo di un procedimento penale nei
confronti di Robert Gallo, tenutosi in Australia nel 2007, in cui Gallo stesso ammette, davanti al Giudice, che l’Hiv non è la causa dell’Aids.

L’avvocato a Gallo: “Lei aveva trovato l’Hiv in 48 persone su 119, cioè il 40%?”

Gallo: “Sono d’accordo”

Avvocato: “E’ d’accordo sul fatto che l’isolamento dell’Hiv soltanto dal 40% dei pazienti non costituisce la prova che l’Hiv causa l’Aids?”

Gallo: “Direi di sì, da solo, indipendentemente, un isolamento del 40% di un nuovo virus, direi che non è la causa”.

A pagina 1300 Gallo ammette il fatto di riscontrare basse percentuali di positività nei soggetti con i sintomi dell’Aids:

Avvocato: “Per gli adulti con KS (Sarcoma di Kaposi), del 30%; per gli adulti con infezioni opportunistiche da Aids del 47%. Lei accetta le sue cifre?”

Gallo: “Accetto le cifre”.

Nella pagina 1317 Gallo riconosce che non ha riscontrato il cosiddetto Hiv nelle lesioni da KS (Sarcoma di Kaposi) e nemmeno nelle cellule T; nella pagina 1318 Gallo ammette che i test di ‘carica virale’ non possono essere adoperati per dimostrare l’avvenuta infezione dovuta ad un virus.

La trascrizione del processo è consultabile su:

http://aras.ab.ca/articles/legal/Gallo-Transcript.pdf

Gallo e la questione del virus “HL23V”.

Nel 1984 Gallo ha già passato più di una decina d’anni nella ricerca dei retrovirus e del cancro. E’ uno dei molti virologi coinvolti nel decennio della guerra contro il cancro del Presidente Richard Nixon. Verso la metà degli anni ’70, Gallo afferma di aver scoperto il primo retrovirus umano in pazienti affetti da leucemia. Sostiene che i suoi dati provino l’esistenza di un retrovirus che chiama HL23V (11,21). Ora, proprio come avrebbe fatto più tardi per l’Hiv, Gallo usa le reazioni agli anticorpi per ‘provare’ quali proteine nelle colture siano proteine virali. E, non molto tempo dopo, altri proclamano di aver trovato gli stessi anticorpi in molte persone che non hanno la leucemia. Comunque, pochi anni dopo, si dimostra che questi anticorpi capitano in modo naturale e sono diretti contro molte sostanze che non hanno niente a che fare con i retrovirus (22,30). Allora ci si rende conto che l’HL23V è un grosso errore. Non vi è alcun retrovirus dell’HL23V. Così i dati di Gallo diventano motivo di imbarazzo e ora l’HL23V è scomparso. Quello che ci sembra interessante è sapere che la dimostrazione usata per affermare l’esistenza dell’HL23V è lo stesso tipo di dimostrazione data per provare l’esistenza dell’Hiv.

Esempio di una reale foto al microscopio elettronico che mostra l’isolamento e la purificazione virale; le piccole frecce indicano impurità, le restanti particelle sono tutte virali (virus Friend, fotografato dal Professor Etienne De Harven).
Tale procedura ufficiale di isolamento e purificazione virale non è mai stata adottata per l’Hiv.

Dalla rivista “Virology”, 1997 – Studio condotto in maniera congiunta da gruppi di ricerca in USA, Francia e Germania, rappresenta il primo e unico tentativo di isolamento e purificazione del presunto retrovirus Hiv, dalla sua presunta scoperta nel 1984: gli autori stessi ammettono di aver purificato solo delle vescicole cellulari. I due gruppi di ricerca, inoltre, hanno isolato particelle di dimensioni diverse non solo l’uno dall’altro, ma anche e soprattutto molto più grandi rispetto alle presunte particelle virali isolate da Gallo e Montagnier negli anni 80. Non fu possibile isolare e purificare alcun virus.
Questo è stato confermato anche direttamente dal microscopista elettronico di Luc Montagnier:

In ultima istanza, viene da chiedersi perché il programma mondiale di lotta contro l’Aids degli Stati Uniti sia gestito dal “National Security Council” e dalla CIA, e non sia stato invece affidato agli organismi sanitari competenti.

“Ballando nudi nel campo della mente”

“[…] sappiamo che errare è umano, ma l’ipotesi Hiv-Aids è un errore macroscopico. Lo dico forte e chiaro per mettere in guardia la gente […].”
Kary B. Mullis

“Quando nel 1984 sentii dire per la prima volta che il francese Luc Montagnier, dell’“Istituto Pasteur”, e Robert Gallo, dell’“America’s National Institutes of Health”, avevano scoperto indipendentemente l’uno dall’altro che il retrovirus Hiv – Human Immunodeficiency Virus – era la causa dell’Aids, accettai il dato come una qualsiasi evidenza scientifica. Il problema non riguardava strettamente il mio settore, la biochimica, e loro erano esperti di retrovirus.

Quattro anni più tardi, stavo lavorando come consulente con gli “Specialty Labs” di Santa Monica: stavamo cercando il modo di utilizzare la “PCR” per individuare i retrovirus nelle migliaia di donazioni di sangue che la “Croce Rossa” riceveva ogni giorno. Stavo scrivendo un rapporto sull’andamento dei lavori, destinato allo sponsor del progetto, e cominciai affermando che “L’Hiv è la probabile causa dell’Aids”. Chiesi a un virologo dello “Specialty” dove avrei potuto trovare elementi che confermassero il fatto che l’Hiv era la causa dell’Aids.

“Non ne hai bisogno”, mi fu risposto. “E’ una cosa che sanno tutti.”. “Mi piacerebbe citare qualche dato”: mi sentivo ridicolo a non conoscere la fonte di una scoperta così importante.

Sembrava che tutti gli altri la sapessero. “Perché non citi il rapporto del Cdc?” mi suggerì, mettendomi in mano una copia del rapporto periodico sulla morbilità e la mortalità del “Center for Disease Control”. Lo lessi. Non si trattava di un articolo scientifico. Si limitava ad affermare che era stato identificato un organismo, ma non spiegava come. Invitava i medici a informare il Centro ogni qual volta si trovassero di fronte a pazienti che presentassero determinati sintomi, e a testarli per individuare la presenza di anticorpi per questo organismo.

Il rapporto non faceva riferimento alla ricerca originale, ma questo non mi sorprese. Era destinato ai medici che non avevano bisogno di conoscere la fonte delle informazioni. Dal loro punto di vista, se il “Cdc” ne era convinto, doveva esistere, da qualche parte, la prova che era l’Hiv a provocare l’Aids. Di solito si considera una prova adeguata dal punto di vista scientifico un articolo pubblicato su una rivista scientifica attendibile. Al giorno d’oggi le riviste sono stampate su carta patinata, piene di fotografie, di articoli scritti da giornalisti professionisti, e ci sono anche foto di ragazze che reclamizzano prodotti che potrebbero essere utili in laboratorio.

A fare pubblicità sono aziende che offrono prodotti utili agli scienziati, o che producono farmaci che i medici dovranno prescrivere. Tutte le riviste importanti contengono pubblicità. E di conseguenza, tutte hanno qualche rapporto con le aziende.

Gli scienziati propongono gli articoli per descrivere le proprie ricerche. Per la carriera di uno scienziato è fondamentale scrivere articoli che descrivano il proprio lavoro e riuscire a farli uscire: non avere articoli pubblicati sulle riviste più quotate è una perdita di prestigio.

Ma gli articoli non possono essere proposti fino a quando gli esperimenti che ne supportano le teorie non siano conclusi, e non siano stati valutati. Le riviste più importanti chiedono addirittura di riportare, direttamente o attraverso citazioni, tutti i dettagli degli esperimenti, in modo che altri ricercatori possano ripeterli esattamente e vedere se ottengono gli stessi risultati.

Se le cose vanno diversamente, questo viene reso pubblico, e il conflitto deve essere risolto in modo che, quando la ricerca verrà ripresa, si sappia con certezza da che punto si riparte. Le più qualificate tra le principali riviste hanno un sistema di revisione. Quando un articolo viene proposto per la pubblicazione, il Direttore lo spedisce in copia ad alcuni colleghi dell’Autore perché lo verifichino: essi sono i revisori. I Direttori sono pagati per il loro lavoro, i revisori no, ma il loro compito gli dà potere, il che fa piacere alla maggior parte di loro.

Feci qualche ricerca sul computer. Né Montagnier né Gallo, né altri avevano pubblicato articoli descrivendo esperimenti che portassero alla conclusione che probabilmente l’Hiv provocava l’Aids. Lessi gli articoli pubblicati su “Science”, che li avevano resi famosi come “i medici dell’Aids”, ma tutto quello che c’era scritto era che avevano trovato, in alcuni pazienti affetti da Aids, tracce di una precedente infezione da parte di un agente patogeno che probabilmente era Hiv. Avevano scoperto degli anticorpi. Ma gli anticorpi contro determinati virus erano sempre stati considerati segno di malattie precedenti non di malattie in corso.

Gli anticorpi indicavano che il virus era stato sconfitto, e il paziente era salvo. In questi articoli non si diceva affatto che questo virus provocava una malattia. Non risultava che tutte le persone che avevano anticorpi nel sangue fossero malate. E in effetti erano stati trovati anticorpi nell’organismo di individui sani.

Se Montagnier e Gallo non erano riusciti a trovare questo genere di prove, perché i loro articoli erano stati pubblicati, e perché avevano discusso così duramente per attribuirsi il merito della loro scoperta?

C’era stato un incidente internazionale quando Robert Gallo del “NIH” aveva dichiarato che un campione di Hiv inviatogli da Luc Montagnier, dell’“Istituto Pasteur” di Parigi, non si era poi sviluppato nel suo laboratorio. Altri campioni raccolti da Gallo e dai suoi collaboratori da potenziali pazienti affetti da Aids, invece, si erano sviluppati.

Basandosi su questi campioni Gallo aveva brevettato un test per l’Aids, e l’“Istituto Pasteur” l’aveva citato in giudizio. Alla fine il tribunale dette ragione al Pasteur, ma nel 1989 si era ancora in una situazione di stallo, e i due istituti si dividevano i profitti. Esitavo a scrivere che “L’Hiv è la probabile causa dell’Aids”, fino a quando non avessi trovato delle prove, già pubblicate, che lo confermassero. La mia affermazione era molto limitata: nella mia richiesta di fondi non volevo sostenere che il virus fosse indubbiamente la causa dell’Aids, stavo solo cercando di dire che era probabile che lo fosse, per motivi a noi noti.

Decine di migliaia di scienziati e ricercatori stavano spendendo ogni anno miliardi di dollari per ricerche che si basavano su quest’idea. La ragione di tutto questo doveva pur essere scritta da qualche parte, altrimenti tutta questa gente non avrebbe permesso che le proprie ricerche si concentrassero su un’ipotesi cosi ristretta.

All’epoca tenevo conferenze sulla “PCR” a un infinità di convegni. E c’era sempre gente che parlava dell’Hiv. Chiesi loro su cosa si basasse la certezza che era questo virus a provocare l’Aids. Tutti avevano una qualche risposta, a casa, in ufficio, o in un qualche cassetto. Tutti lo sapevano, e mi avrebbero mandato la documentazione appena fossero tornati a casa. Ma non mi arrivò mai nulla: nessuno mi mandò mai una spiegazione di come l’Hiv provocasse l’Aids.

Alla fine, ebbi l’opportunità di porre questa domanda a Montagnier, quando tenne una conferenza a San Diego in occasione dell’inaugurazione dell’“UCSD Aids Research Center”, ancora oggi diretto dall’ex moglie di Robert Gallo, la Dottoressa Flossie Wong-Staal. Sarebbe stata l’ultima occasione in cui avrei posto questa domanda senza perdere la pazienza. La risposta di Montagnier fu un suggerimento: “Perché non cita il rapporto del CDC?”. “L’ho letto”, dissi, “ma non risponde realmente alla domanda se l’Hiv sia la probabile causa dell’Aids, vero?”. Montagnier ne convenne: ero molto seccato. Se neanche lui sapeva la risposta, chi diavolo l’avrebbe potuta sapere?

Una sera ero in macchina per recarmi da Berkeley a La Jolla, quando ascoltai, sulla “National Public Radio” un’intervista a Duesberg, famoso virologo di Berkeley. Finalmente capii perché era tanto difficile trovare le prove che mettevano in rapporto l’Hiv e l’Aids: Duesberg affermava che prove del genere non esistevano. Nessuno aveva mai dimostrato che l’Hiv causasse l’Aids. L’intervista durava circa un ora e mi fermai per non perdermi niente.

Avevo sentito parlare di Peter quando frequentavo la specializzazione a Berkeley. Mi era stato descritto come uno Scienziato veramente in gamba, che era riuscito a mappare una particolare mutazione in un singolo nucleotide di quello che sarebbe stato successivamente definito un oncogene. Negli anni Sessanta, era una vera impresa.

Peter andò avanti sviluppando la teoria secondo la quale gli oncogeni potrebbero essere introdotti nell’organismo umano da virus e provocare il cancro. L’idea ebbe successo, e diventò una seria base teorica della ricerca che venne finanziata con lo sfortunato nome di “Guerra al cancro”. Peter fu eletto “Scienziato Californiano dell’anno”. Ma invece di dormire sugli allori, li incendiò.

Riuscì a trovare punti deboli alla sua stessa teoria e annunciò ai suoi stupitissimi colleghi, che stavano dandosi da fare per trovarne la dimostrazione sperimentale, che era molto improbabile che ci riuscissero. Se volevano combattere il cancro, le loro ricerche avrebbero dovuto essere indirizzate in altra direzione. Ma loro, forse perché erano più interessati a combattere la loro povertà piuttosto che il cancro, o semplicemente perché non riuscivano ad affrontare i propri errori, continuarono a lavorare per dieci anni, senza alcun risultato sull’ipotesi dell’oncogene virale.

E non riuscirono a cogliere l’ironia della situazione: più aumentava la loro frustrazione, più se la prendevano con Duesberg per aver messo in discussione la propria teoria e le loro assurdità. La maggior parte di loro non aveva imparato molto di quello che io definisco Scienza. Erano stati addestrati ad ottenere finanziamenti governativi, assumere persone per fare ricerche e scrivere articoli che di solito si concludevano affermando che le ricerche dovevano essere ulteriormente approfondite, preferibilmente da loro, con denaro di qualcun altro. Uno di questi era Bob Gallo.

Gallo era stato amico di Peter. I due avevano lavorato per lo stesso dipartimento del “National Cancer Institute”. Tra le migliaia di scienziati che si erano impegnati inutilmente per assegnare a un virus un ruolo determinante nello sviluppo del cancro, Bob era stato l’unico tanto zelante da affermare di esserci anche riuscito.

Nessuno prestò alcuna attenzione alla cosa, perché aveva dimostrato solo una relazione sporadica e molto debole tra gli anticorpí contro un innocuo retrovirus definito “Htlv 1” e un insolito tipo di tumore individuato principalmente su due delle isole meridionali del Giappone. Nonostante la sua mancanza di gloria come scienziato, Gallo era riuscito a scalare agevolmente le gerarchie, mentre Duesberg, nonostante le sue capacità, le aveva scese. Quando si cominciò a parlare di Aids, fu a Gallo che si rivolse Margaret Heckler quando il presidente Reagan decise che ne aveva abbastanza di tutti quegli omosessuali che manifestavano davanti alla Casa Bianca. La Heckler era il Ministro per l’Istruzione, la Sanità e il Welfare e quindi il capo supremo dell’“NIH”.

Bob Gallo aveva un campione di virus che Montagnier aveva trovato in un linfonodo di un arredatore gay parigino malato di Aids. Montagnier aveva spedito il campione a Gallo perché lo valutasse, e questi se ne era impossessato allo scopo di sfruttarlo per la propria carriera.

Margaret convocò una conferenza stampa e presentò il dottor Robert Gallo, che si sfilò lentamente gli occhiali da sole e annunciò alla stampa mondiale: “Signori, abbiamo trovato la causa dell’Aids.”. Tutto qui. Gallo e la Heckler annunciarono che entro un paio di anni sarebbero stati disponibili un vaccino e una terapia. Eravamo nel 1984. Tutti gli ex cacciatori di virus del “National Cancer Institute” cambiarono le targhette sulla porta dei loro laboratori e diventarono esperti di Aids, Reagan, stanziò all’incirca un miliardo di dollari, tanto per cominciare, e da un momento all’altro chiunque potesse rivendicare una specializzazione medico-scientifica di qualche genere, e si fosse trovato senza molto da fare fino a quel momento, trovò un impiego a tempo pieno. Che mantiene tutt’oggi.

Il nome “Human Immunodeficiency Virus” fu creato da un comitato internazionale, nel tentativo di risolvere la disputa tra Gallo e Montagnier, che avevano dato al virus nomi diversi. Fu una prova di scarsa lungimiranza, e un errore che vanificò qualsiasi tentativo di indagare sulla relazione causale tra la sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids) e il virus dell’immunodeficienza umana.

Duesberg, intervenendo dalle retrovie, sottolineò saggiamente sugli Atti della “National Academy of Science” che non c’erano prove attendibili sul coinvolgimento del nuovo virus. Ma fu completamente ignorato, i suoi articoli furono rifiutati, e comitati composti da suoi colleghi cominciarono a mettere in dubbio che fosse necessario continuare a finanziare le sue ricerche. Alla fine, con quello che deve essere considerato un gesto di incredibile arroganza e disprezzo nei confronti della correttezza scientifica, un comitato di cui faceva parte Flossie Wong-Staal, che ormai era schierata apertamente contro Duesberg, decise di non rinnovare a Peter il “Distinguished Investigator Award”, escludendolo così dai fondi destinati alla ricerca. In questo modo, Duesberg era meno pericoloso per il crescente establishment Aids: non sarebbe più stato invitato a intervenire a convegni organizzati dai suoi ex colleghi.

Conviviamo con un numero incommensurabile di retrovirus. Sono dappertutto, e probabilmente sono vecchi almeno quanto la razza umana: fanno parte del nostro genoma. Ne riceviamo alcuni dalle nostre madri, sotto forma di nuovi virus, particelle virali infettive che migrano dalla madre al feto. Altri da entrambi i nostri genitori, insieme ai geni. Alcune delle sequenze del nostro genoma sono fatte di retrovirus.

Il che significa che possiamo produrre, e in alcuni casi produciamo effettivamente, le nostre particelle retrovirali. Alcune di loro possono somigliare all’Hiv, ma nessuno ha dimostrato che abbiano mai ucciso qualcuno.

Ci deve essere una ragione che giustifichi la loro esistenza: una porzione quantificabile del nostro genoma contiene sequenze retrovirali umane endogene. C’è chi sostiene che alcune porzioni di DNA sono inutili, ma ha torto. Se nei nostri geni c’è qualcosa, ci deve essere una ragione. Il nostro organismo non permette che si sviluppino elementi inutili. Ho cercato di inserire sequenze geniche irrilevanti in organismi semplicissimi come i batteri, ma se non hanno ragion d’essere gli organismi se ne liberano. E voglio sperare che il mio corpo, quando si tratta di DNA, sia intelligente almeno quanto un batterio.

L’Hiv non è saltato fuori all’improvviso dalla foresta pluviale o da Haiti. E’ semplicemente finito nelle mani di Bob Gallo, nel momento in cui lui aveva bisogno di una nuova carriera. Ma stava lì da sempre: nel momento in cui si smette di cercarlo solo per le strade delle grandi città, ci si accorge che l’Hiv è sporadicamente distribuito ovunque.

Se l’Hiv fosse stato lì da sempre, e fosse trasmissibile da madre a figlio, non avrebbe senso cercare gli anticorpi nell’organismo della madre di chiunque risulti Hiv-positivo, specialmente se l’individuo non mostra segni di malattia?

Immaginatevi un ragazzo nel cuore degli Stati Uniti, il cui sogno è arruolarsi in aviazione dopo la laurea e fare il pilota. Non ha mai usato droghe, e per tutto il liceo ha avuto la stessa fidanzatina, con la quale ha tutte le intenzioni di sposarsi. A insaputa sua, e di chiunque altro, ha anche degli anticorpi per l’Hiv, che ha ereditato dalla madre, tuttora viva, quando era nel suo ventre. E’ un ragazzo sano, e la cosa non gli ha mai creato alcun problema, ma quando l’aviazione lo sottopone al test di routine per l’Hiv le sue speranze e i suoi sogni crollano. Non solo la sua richiesta di arruolamento viene respinta: sulla sua testa pesa anche una sentenza di morte.

Il “Cdc” ha definito l’Aids come una tra più di trenta malattie connesse a un risultato positivo al test per individuare gli anticorpi per l’Hiv. Ma queste stesse malattie non vengono definite Aids, se non si individuano gli anticorpi.

Se una donna Hiv-positiva sviluppa un tumore all’utero, ad esempio, la si considera malata di Aids. Un Hiv-positivo con la tubercolosi ha l’Aids, mentre se risulta negativo al test ha solo la tubercolosi. Se vive in Kenya o in Colombia dove il test per l’Hiv è troppo costoso, ci si limita a presumere che abbia gli anticorpi, e quindi l’Aids. In questo modo può essere curato in una clinica dell’“OMS”, che in alcuni posti è l’unica forma di assistenza medica disponibile. E’ gratuita, dato che i Paesi che finanziano l’“OMS” hanno paura dell’Aids. Se lo consideriamo come un’opportunità per diffondere l’assistenza medica nelle aree dove vive povera gente, l’Aids è stato una fortuna. Non li avveleniamo con l’“Azt” come facciamo con i nostri concittadini, perché costerebbe troppo. Forniamo loro le cure per una ferita da machete sul ginocchio sinistro, e la chiamiamo Aids.

Il “Cdc” continua ad aggiungere nuove malattie alla definizione generale dell’Aids: praticamente hanno manipolato le statistiche per far sì che la malattia appaia in continua diffusione.

Nel 1993, ad esempio, il “Cdc” ha enormemente allargato la definizione di Aids. Una scelta gradita alle autorità locali, che grazie al “Ryan White Act” (una legge approvata nel 1990 che garantisce assistenza ai malati di Aids, N.d.T.) ricevono dallo Stato 2500 dollari all’anno per ogni caso di Aids segnalato. Nel 1634 Galileo fu condannato a trascorrere gli ultimi otto anni della sua vita agli arresti domiciliari per avere scritto che la terra non è il centro dell’universo ma, al contrario, ruota attorno al sole. Fu accusato di eresia, perché sosteneva che un dato scientifico non dovrebbe avere niente a che vedere con la fede.

Tra qualche anno, il fatto che noi abbiamo accettato la teoria secondo la quale l’Aids sarebbe causata dall’Hiv sembrerà una sciocchezza, come a noi sembrano sciocche le autorità che hanno scomunicato Galileo.

La scienza, così come è praticata oggi nel mondo, ha ben poco di scientifico. E ciò che la gente chiama “Scienza”, probabilmente, non è molto diverso da quello che veniva chiamato Scienza nel 1634. A Galileo fu chiesto di ritrattare le sue convinzioni, altrimenti sarebbe stato scomunicato. E chi rifiuta di accettare i comandamenti imposti dall’establishment dell’Aids si sente dire più o meno la stessa cosa: “Se non accetti il nostro punto di vista, sei fuori.”.

E’ una delusione vedere come tanti scienziati si siano rifiutati nel modo piu’ assoluto di esaminare in modo obiettivo e spassionato i dati disponibili. Varie autorevoli riviste scientifiche hanno rifiutato di pubblicare una dichiarazione con cui il “Gruppo per la Rivalutazione Scientifica dell’Ipotesi Hiv/Aids” si limitava a chiedere “un’attenta verifica degli elementi disponibili a favore o contro questa ipotesi”.

Affrontai pubblicamente questo tema per la prima volta a San Diego, nel corso di un convegno dell’“American Association for Clinical Chemists”. Sapevo che mi sarei trovato tra amici, e dedicai all’Aids una piccola parte di un lungo intervento, non più di un quarto d’ora. Dissi come la mia incapacità di trovare una qualsiasi prova avesse stuzzicato la mia curiosità.

Più ne sapevo, più diventavo esplicito. Non potevo rimanere in silenzio: ero uno scienziato responsabile, ed ero convinto che ci fossero persone che venivano uccise da farmaci inutili. Le risposte che ricevevo dai miei colleghi variavano da una blanda accettazione a un esplicito astio. Quando fui invitato a Toledo dalla “European Federation of Clinical Investigation”, per parlare della “PCR”, dissi loro che avrei preferito parlare dell’Hiv e dell’Aids. Non credo che, quando accettarono, avessero capito esattamente in che cosa si stavano cacciando.

Ero arrivato a metà del mio intervento quando il Presidente della società mi interruppe bruscamente, suggerendomi di rispondere alle domande del pubblico. Il suo atteggiamento mi sembrò molto sgarbato, e assolutamente inappropriato, ma, che diavolo, avrei risposto alle domande. Lui aprì il dibattito, e poi decise che avrebbe posto la prima domanda personalmente. Mi rendevo conto che mi stavo comportando da irresponsabile? Che la gente che mi sentiva parlare avrebbe potuto smettere di usare profilattici? Risposi che le statistiche, piuttosto attendibili, prodotte dal “Cdc” mostravano che, almeno negli Stati Uniti, i casi di tutte le malattie veneree conosciute erano in aumento, il che dimostrava che la gente non usava i profilattici, mentre i casi di Aids, attenendosi alla definizione originaria della malattia, erano in diminuzione. E quindi, no, non ritenevo di essere un irresponsabile. Il Presidente decise che poteva bastare, e interruppe bruscamente l’incontro.

Quando affronto questo argomento, la domanda che mi viene posta è sempre la stessa: “Se non e’ l’Hiv a provocare l’Aids, allora che cos’è?”. La risposta è che non so rispondere a questa domanda, più di quanto sappiano farlo Gallo o Montagnier. Il fatto che io sappia che non c’è alcuna prova che l’Hiv provochi l’Aids non fa di me un’autorità sulle cause reali della malattia.

E’ indiscutibile che, se una persona ha contatti molto intimi con un gran numero di individui, il suo sistema immunitario è destinato a entrare in contatto con un gran numero di agenti infettivi. Se una persona ha trecento contatti sessuali all’anno – con persone che a loro volta hanno trecento contatti sessuali all’anno – questo significa che ha novantamila possibilità in più di contrarre un infezione rispetto a una persona che ha una relazione monogamica.

Pensate al sistema immunitario come a un cammello: se lo caricate troppo, stramazza. Negli anni Settanta c’era un numero rilevante di uomini che si spostavano di frequente e avevano uno stile di vita promiscuo, condividendo fluidi corporei, droghe e una vita spericolata.

E’ probabile che un omosessuale che viveva in una grande città fosse esposto praticamente a qualsiasi agente infettivo che avesse mai vissuto su un organismo umano. In effetti, se uno dovesse organizzare un piano per raccogliere tutti gli agenti infettivi esistenti sul pianeta, potrebbe costruire dei bagni turchi e invitare gente molto socievole a frequentarli. Il sistema immunitario reagirebbe, ma sarebbe stroncato dal numero degli avversari.

Il problema scientifico si mescola con quello morale. Ma quello che sto dicendo non ha niente a che vedere con la morale. Non parlo di “punizione divina” o di altre assurdità. Un segmento della nostra società stava sperimentando uno stile di vita, e le cose non sono andate come previsto. Si sono ammalati. Un altro segmento della nostra società così pluralista, chiamiamoli medici/scienziati reduci della guerra perduta contro il cancro, o semplicemente sciacalli professionisti, hanno scoperto che funzionava.

Funzionava per loro. Stanno ancora pagandosi le loro “BMW” nuove con i nostri soldi.” [6].

Note e Fonti:

[1] Tratto da emanuelepreda.wordpress.com
[2] “Aids: Storia di un virus che non c’è”, di Laura Malucelli, scritto per “Tutto quello che sai è falso – Manuale dei segreti e delle bugie”, Nuovi Mondi, 59, 60
[3] “Il virus inventato”, di Peter H. Duesberg, ed. Baldini e Castoldi
[4] “Inventing an epidemic – The traditional diseases of Africa are called Aids”, di Tom Bethell, tratto da www.virusmyth.net
[5] “Aids – La grande truffa”, di Luigi De Marchi e Franco Franchi, ed. SEAM
[6] “Ballando nudi nel campo della mente”, di Kary B. Mullis, Baldini and Castoldi, Milano, 2000, 180-192
[7] Tratto da www.oikos.org
[8] Per saperne di più, visitare il sito www.ilvirusinventato.it
[9] “AIDS la grande truffa”, di Luigi De Marchi e Franco Franchi, ed. Nexus New Time, tratto da www.reiki.info
[10] Tratto da www.mednat.org
[11] Tratto da www.mednat.org
[12] Trtto da www.scienzaverde.it
[13] Tratto da una ricerca scientifico/politica a cura di AnOK4U, del collettivo “Il Mondo Capovolto”, Chieri (TO)
[14] “Aids – La grande truffa”, di Luigi De Marchi e Franco Franchi, ed. NEXUS NEW TIME
[15] Tratto da www.usembassy.it
[16] “Neonati africani cavie di US Army e Glaxo”, di Antnio Mazzeo, scritto per “Tutto quello che sai è falso 3 – Terzo manuale dei segreti e delle bugie”, a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi, 143-146
[17] “Resistance by scientists to scientific discovery”, di Bernard Barber, “Science”, 134, 1961, 596-602
[18] “Prematurity and uniqueness in scientific discovery”, di Gunther Stent, “Scientific American”, Dicembre 1972, 84-93
[19] “The structure of scientific revolutions”, di Thomas Kuhn, University of Chicago Press, Chicago 1970
[20] “L’Aids non esiste: confessioni di un negazionista – Perché le menzogne su Hiv e Aids sono diventate il mio chiodo fisso”, di Henry H. Bauer, scritto per “Tutto quello che sai è falso 3 – Terzo manuale dei segreti e delle bugie”, a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi, 116-124
[21] “Manuale di disinformazione – I media come arma impropria: metodi, tecniche, strumenti per la distruzione della realtà”, di Bruno Ballardini, Edizione Castelvecchi, 13, 14

Altra bibliografia:

“Aids: e se fosse tutto sbagliato?”, di Christine Maggiore, ed. Marco Edizioni
“Atti del convegno internazionale ‘Ripensare l’Aids'”, ed. Andromeda Inediti
“Dossier Azt, la verità sul farmaco più tossico mai utilizzato per una terapia a lungo termine”, basato sulle pubblicazioni di John Lauritsen, ed. Andromeda Inediti
“Hiv e Aids: Fine degli opposti estremismi”, di Elio Rossi, ed. Lombardo Editore
“Il tempo dell’Aids”, di Michel Bounan, ed. Allia
“Inventando il virus dell’Aids”, di Peter H. Duesberg, ed. Baldini e Castoldi
“La Mal’aria – Aids e societa’ capitalista neomoderna”, a cura del gruppo T4/T8 di Milano, ed. Calusca City Lights
“La Rivoluzione Silenziosa della Medicina del Cancro e dell’Aids”, Raccomandazioni terapeutiche basate sulle ricerche di Heinrich Kremer, Alfred Hassig, Eleni Papadopulos-Eleopulos, Stefan Lanka, Etienne de Harven, Roberto Giraldo e Kary B. Mullis, ed. Macroedizioni
“L’Aids è causato dall’uso di farmaci e da altri fattori di rischio non contagiosi”, di Peter H. Duesberg, ed. Andromeda Inediti
“The origin, persistence and failings of HIV/AIDS theory”, di Henry H. Bauer, Mc Farland, Jefferson NC, 2007

“Se ci fosse la prova che l’Hiv causa l’Aids, dovrebbero esserci dei documenti scientifici che lo dimostrano, o almeno che ne indichino un’alta probabilità. Ma non c’è alcun documento.”
Kary B. Mullis
Biochimico, Premio Nobel per la Farmaceutica nel 1993

“Ci sono troppe imperfezioni nella teoria che l’Hiv causi l’Aids.”
Luc Montagnier
Virologo, scopritore del virus Hiv, Professore all’Istituto “Pasteur” di Parigi

“Non ci sono prove che l’Aids sia causato da infezione da Hiv, né che svolge un ruolo qualunque nella sindrome di immunodeficenza.”
Harry Rubin
Professore di Biologia Molecolare e Cellulare presso la “University of California” a Berkeley

“Il dogma che l’Hiv causi l’Aids rappresenta la più grande e forse la più distruttiva frode morale che sia stata mai perpetrata sui giovani e sulle donne del mondo occidentale.”
Charles Thomas
Professore di Biochimica e Farmacia presso la “Harvard University” e la “John Hopkins University”

“L’Aids è una malattia della condotta. E’ multifattoriale, dovuta a diversi indebolimenti simultanei del sistema immunitario: droghe, prodotti farmaceutici, malattie sessuali, infezioni virali multiple.”
Godon Stewart
Emerito Professore nel campo della Salute Pubblica presso la “University of Glasgow”

“Una volta gli scienziati dovevano provare scientificamente che le loro teorie fossero giuste o sbagliate. Ora non c’è nulla di tutto ciò nelle teorie standard Hiv-Aids, con tutti i loro miliardi di dollari.”
Richard Strohman
Emerito Professore di Biologia Cellulare presso la “University of California”

“L’Hiv è un retrovirus qualsiasi. Non c’è niente di particolare in questo virus. Tutto ciò che è stato scoperto riguardo all’Hiv ha un’analogia con altri retrovirus che non causano l’Aids. L’Hiv contiene solo un piccolissimo pezzo di informazione genetica. Non c’è modo per cui possa causare tutte queste cose elaborate che dicono che esso faccia.”
Harvey Bialy
Biologo Molecolare, precedente editore di “Bio/Technology and Nature Biotechnology”

“Purtroppo si è formata una lobby dell’Aids che cerca da un lato di scoraggiare tutte le sfide a questo dogma, e che insiste a seguire idee totalmente prive di credito dall’altro.”
Roger Cunningham
Immunologo, Microbiologo e Direttore del Centro di Immunologia presso la “University of New York”

“La sentenza di morte che accompagna la diagnosi di Aids conclamato deve essere abolita.”
Alfred Hassig
Professore di Immunologia all’“Università di Berna”, e precedente direttore della “Banca del Sangue della Croce Rossa Svizzera”

“Il marketing dell’Hiv, attraverso la stampa e le affermazioni giornalistiche, come killer che causa Aids senza bisogno di nessun altro fattore, ha distorto a tal punto la ricerca e le cure da far soffrire e morire migliaia di persone.”
Joseph Sonnabend
Fondatore dell’“American Foundation” per la ricerca sull’Aids (“AmFAR”)

“La natura e l’efficacia dell’Azt non è mai stata valutata e provata adeguatamente, ma la sua tossicità è sicuramente notevole. E penso che abbia ucciso un gran numero di persone. Penso che non dovrebbe essere usato né da solo né in combinazione.”
Andrew Herxheimer
Emerito Professore di Pharmacologia presso lo ”UK Cochrane Centre”

“L’establishment dell’AIDS, dominato dai media, da gruppi di pressione e dagli interessi di svariati gruppi farmaceutici, ha fatto sì che la ricerca perdesse contatto con le menti aperte della scienza medica, dal momento che l’ipotesi mai comprovata dell’HIV causa dell’Aids ha ricevuto il 100 per cento dei fondi per la ricerca, mentre le altre ipotesi sono state totalmente ignorate.”
Etienne de Harven
Emerito Professore di Patologia presso la “University of Toronto”

“L’ipotesi dell’HIV causa dell’Aids è allo stesso livello della teoria della malaria causata dall’aria cattiva, o della teoria del beri beri o pellagra causate dai batteri [cause da rinvenirsi invece nella deficenza nutrizionale]. E’ una truffa e sta diventando uno scandalo.”
Bernard Forscher
Former Editor presso lo “U.S. Proceeding of the National Academy of Sciences”

“Fino ad oggi non c’è alcuna evidenza scientifica convincente dell’esistenza dell’Hiv. E neppure è mai stato isolato e purificato un tale retrovirus con i metodi della virologia classica.”
Heinz Ludwig Sanger
Professore Emerito di Biologia Molecolare e Virologia presso la “Max-Planck-Institutes for Biochemy” di Monaco

“Considero errata la relazione causale tra Hiv e qualsiasi malattia. Ho visto evidenze considerevoli del fatto che statistiche assolutamente errate sull’Aids e l’Hiv sono state proposte come scienza, e che membri di spicco dell’establishment scientifico hanno con noncuranza, se non con irresponsabilità, aderito ai media nello spargere disinformazione riguardo la natura dell’Aids.”
Serge Lang
Professore di Matematica presso la “Yale University”
“Nessuno al mondo ha dimostrato che la cosiddetta peste Aids sia causata da un suo virus chiamato Hiv.”
Walter Gilbert
Premio Nobel per la Chimica nel 1980

“Ci hanno fatto credere, spaventandoci a morte, che un’epidemia eterosessuale fosse inevitabile. Il tutto senza mai fornire una singola prova concreta della malattia e della sua trasmissibilità.”
Robert Root-Bernstein
Scienziato Molecolare

“Il fatto è, adesso ne sono convinto, che l’Aids non è affatto una malattia, è un programma di Governo.”
Tom Bethell
Ricercatore presso la “Hoover Institution”

“Nessuna delle cause reali dell’Aids è oggi combattuta e tanto meno denunciata ufficialmente. Pauperizzazione, carestie, intossicazioni, che sono i co-fattori che hanno concorso alla diffusione dell’aids, sono elementi intrinsechi a questa società. Lo stesso sistema che produce fame, pessima alimentazione sociale, manipolazione dei bisogni e dei desideri, diffusione di sostanze tossiche, finanzia altresì le ricerche e assolda gli scienziati, nominandoli propri difensori.
Questo sistema non può fare a meno di distruggere sistematicamente le difese immunitarie delle genti, drogarle, eliminare i loro microgermi, vaccinarli o amputarli; non può fare a meno di disboscare, sfruttare, impoverire, inaridire, colonizzare. Anche se il virus non mutasse, anche se il modo di propagazione cambiasse, anche se si scoprisse un farmaco efficace, le cause storiche, economiche e politiche dell’Aids e del sistema delle epidemie in generale permarrebbero.
L’epidemia della peste, in Europa, è cessata con la rottura del monopolio epistemologico – e più generalmente culturale – della Religione Cristiana ed il superamento delle condizioni materiali ad esso connesse. Ebbene, anche l’Aids si spegnerà solo insieme alle condizioni che l’hanno provocato e innanzitutto con l’addivenire a se stesso da parte dell’essere vivente, nella sua totalità di essere reattivo.
Se l’Aids è l’epidemia del tempo delle schiavitù modernizzate, è necessario distruggere non tanto il virus ma il sistema sociale che, di fatto, l’ha creato.”
AnOK4U – Collettivo
“Il Mondo Capovolto”

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