Elezioni 2018. Nessuno vincerà? L’occasione della Moneta Fiscale

È probabile che nessuna forza politica vinca le elezioni 2018. Un governo di unità nazionale potrebbe lanciare la Moneta Fiscale. Ma quali nemici incontra l’ipotesi? 

di Stefano Sylos Labini.

È molto probabile che nessuna forza politica vincerà le elezioni del 2018 e a quel punto bisognerà formare un governo di unità nazionale che potrebbe lanciare la Moneta Fiscale [1], un progetto di sistema che richiede un ampio consenso politico e il coinvolgimento delle forze economiche (imprese, banche e sindacati).

 

Si parte con 30 miliardi di euro che saranno assegnati alla popolazione disoccupata e in condizioni di povertà e che finanzieranno investimenti pubblici specialmente nel Mezzogiorno. Successivamente, in funzione dell’andamento della bilancia commerciale, si potrà intervenire per ridurre il cuneo fiscale delle imprese. A regime la manovra immetterà 100 miliardi di euro di sconti fiscali a scadenza di due anni per dare quello shock all’economia al fine di riattivare un ciclo di crescita degno di questo nome.

 

È fuor di dubbio che una proposta come quella di una moneta complementare all’euro a circolazione interna incontrerà forti resistenzeda parte della BCE, della Commissione europea e della Germania, oltre al rischio di attacchi speculativi da parte dei mercati finanziari, ma i nemici più pericolosi li abbiamo in casa e stanno in Banca d’Italia, Ministero dell’Economia e Ragioneria dello Stato e in Confindustria e Associazione Bancaria Italiana. Se costoro si mettono a remare contro abbiamo già perso prima di cominciare la battaglia con l’Europa.

 

Dunque, non sarà facile lanciare la Moneta Fiscale e ci sono molte altre opzioni sul tavolo:

 

  1. la prosecuzione di questo lento affondamento con un premier stile Monti/Letta/Gentiloni [2] perfettamente allineato sulle direttive europee;

 

  1. il commissariamento dell’Italia da parte della Troika qualora l’instabilità politica portasse ad una situazione ingovernabile;

 

  1. la disintegrazione dell’eurozona che però è improbabile perché i grandi centri di potere non vogliono una nuova crisi finanziaria che sarebbe ben peggiore di quella scoppiata nel 2008.

 

Per concludere, corriamo seriamente il rischio di avere un “commissariamento” molto camuffato, gestito sostanzialmente da esponenti della grande finanza con Mario Draghi futuro Presidente del Consiglio quando nel 2019 terminerà il suo mandato di Presidente della Banca Centrale Europea.

 

 

NOTE

 

[1] Per Moneta Fiscale si intende qualunque titolo che lo Stato si impegna ad accettare per l’adempimento di obbligazioni fiscali (tasse, imposte, contributi ai sistemi sanitari e pensionistici pubblici, eccetera). E’ un diritto di riduzione degli importi dovuti e cioè un diritto a beneficiare di uno sconto fiscale. La Moneta Fiscale non rappresenta moneta legale: nessuno, né in Italia né tanto meno in altri paesi dell’Eurozona, è obbligato ad accettarla come forma di pagamento e lo Stato non si impegna a convertirla in moneta legale. Dunque, la moneta legale rimane l’euro. La Moneta Fiscale ha tuttavia un valore “agganciato” all’euro, in quanto permette di ridurre, in proporzione 1:1, pagamenti altrimenti dovuti all’erario. Mille euro di Moneta Fiscale, in altri termini, saranno sempre e comunque equivalenti a mille euro in meno di tasse da pagare. La Moneta Fiscale è inoltre negoziabile, trasferibile e scambiabile tra soggetti terzi volontariamente disposti ad accettarla in corrispettivo di transazioni reali (beni e servizi) o finanziarie. Il percettore di Moneta Fiscale può, quindi, spenderla immediatamente. Infine, la Moneta Fiscale non è una componente né del deficit pubblico annuo, né del debito pubblico complessivo. Si tratta di un non-payable tax credit, che i trattati e i regolamenti Eurostat non considerano debito finanziario.

[2] Renzi ormai ha creato troppa instabilità e non è più considerato affidabile dai centri di potere nazionali e internazionali.

Fonte: megachip.globalist.it

Roberto Mora – ControInformo.info