Geoingegneria: uno “scudo chimico” per contrastare il global warming?

Geoingegneria – Università di Harvard studierà rischi e benefici delle iniezioni di aerosol nella stratosfera come sistema per contrastare il global warming

L’Università di Harvard studierà i rischi e i benefici derivanti da iniezioni di aerosol nella stratosfera come sistema per contrastare il surriscaldamento globale.
Sebbene sia stato dimostrato in più occasioni che alcuni scienziati, in palese conflitto di interesse, abbiano alterato i dati esagerando la minaccia del cambiamento climatico, secondo alcuni studiosi, il nostro pianeta si sta surriscaldando a una velocità senza precedenti e la sola riduzione delle emissioni dei gas serra potrebbe non essere sufficiente a risolvere il problema dell’Anthropogenic Global Warming (Agw).
Una soluzione drastica arriva dalla scuola di Ingegneria e Scienze Applicate “John A. Paulson” dell’Università di Harvard, attraverso un progetto di “geoingegneria solare”.

Il progetto, dal costo stimato di 20 milioni di dollari, mira a stabilire se sia possibile simulare artificialmente e in sicurezza il raffreddamento atmosferico generato dalle eruzioni vulcaniche.
Il progetto consiste nell’iniettare nella stratosfera particelle di solfati in grado di riflettere una parte della luce solare. Questa pratica comporta, però, alcuni rischi noti, tra i quali la dispersione nell’atmosfera di acido solfidrico, dannoso per lo strato di Ozono che ci protegge dall’esposizione ala luce ultravioletta del Sole. In una recente pubblicazione, i ricercatori del SEAS sostengono di aver individuato una tipologia di aerosol che potrebbe essere in grado di raffreddare il pianeta senza danneggiare lo strato di Ozono.

Secondo David Keith, co-autore della pubblicazione, “questa ricerca rappresenta un punto di svolta e un passo importante nell’analisi e riduzione dei rischi della geoingegneria solare”.
Janos Pasztor, già segretario di Ban Ki-moon per i cambiamenti climatici, ora alla guida dell’iniziativa governativa di geoingegneria, assicura che gli scienziati di Harward disperderebbero solo una minima quantità di composti durante i loro test, sotto lo stretto controllo dell’università.

Secondo Frank Keutsch, professore di scienze atmosferiche ad Harvard, questo approccio non affronta le cause del problema perché “la geoingegneria è come prendere antidolorifici: quando si sta davvero male possono aiutare, ma non affrontano la causa di una malattia e possono causare più male che bene”.

Nico ForconiControInformo.info