Operazioni Psicologiche: il terrorismo come conquista delle menti?

Le operazioni psicologiche consistono nell’uso pianificato della propaganda, della persuasione e di altre azioni psicologiche al fine di favorire il raggiungimento di obbiettivi, enfatizzando l’importanza tattica dello sfruttamento delle informazioni per fini bellici

Sun Tzu è stato un generale e filosofo cinese, autore di uno dei più importanti trattati di strategia militare di tutti i tempi, “L’arte della guerra”, un manuale militare contenente regole su come condurre campagne vittoriose, pianificando il tutto in maniera tale da ottenere il massimo profitto nel minor tempo possibile, possibilmente senza combattere o con un esiguo numero di perdite.
Secondo Sun Tzu, “il massimo dell’abilità consiste nel piegare la resistenza del nemico senza combattere”; fu uno dei precursori di quella che viene definita “guerra psicologica”, evidenziando l’importanza del fattore mentale anche in campo militare perché “combattere e vincere cento battaglie non è prova di suprema eccellenza”, “l’abilità del comandante consiste nel piegare le forze del nemico senza alcun combattimento, nell’impadronirsi delle città senza assalirle, nel conquistare lo Stato nemico senza lunghe operazioni militari” [1].

Con il termine operazioni psicologiche (PsyOp), si intende “guerra di operazioni psicologiche” (Psychological Warfare) che viene combattuta sui singoli o sulla massa; conflitto in cui l’informazione è adoperata per influire e per modificare pensieri e opinioni di soggetti neutrali o nemici. Le operazioni psicologiche fanno parte di quella che è una vera e propria “guerra dell’informazione” (Information Werfare), una metodologia di approccio al conflitto armato, imperniato sulla gestione e l’uso dell’informazione in ogni sua forma e a qualunque livello con lo scopo di assicurarsi il decisivo vantaggio militare.

Le operazioni psicologiche sono ormai di dominio pubblico al punto che, sul sito del Ministero della Difesa, è possibile leggere che

da almeno trent’anni, gli Stati Uniti hanno raggiunto e mantenuto una netta leadership nel settore sotto tutti i punti di vista tanto da farne non solo un punto di forza per loro stessi, ma una risorsa da condividere con gli alleati. Le Forze Armate USA, infatti, non lesinano di organizzare corsi di istruzione ad appannaggio dei partners d’oltreoceano, dispensando anche buoni consigli laddove osservano che i Paesi amici ed alleati stanno cominciando a valorizzare le PSYOP con la creazione di specifiche Unità”.

Nonostante la connotazione tipicamente militare, la guerra basata sulle informazioni ha manifestazioni di spicco anche, nella politica, nell’economia, nella vita sociale ed è applicabile anche nella cosiddetta “sicurezza nazionale” dal tempo di pace al tempo di guerra.

Le operazioni psicologiche, cui sono addette speciali unità delle forze armate e dei servizi segreti Usa, sono definite dal Pentagono “operazioni pianificate per influenzare attraverso determinate informazioni le emozioni e le motivazioni e quindi il comportamento dell’opinione pubblica, di organizzazioni e governi stranieri, così da indurre o rafforzare atteggiamenti favorevoli agli obiettivi prefissi” [2].Operazioni Psicologiche

In concerto con le organizzazioni non governative, con i think thank e con l’aiuto del mainstream tutto, le operazioni psicologiche procedono con la demonizzazione di Stati e Governi che, di volta in volta, sono ritenuti interessanti a livello geopolitico o contribuendo alla distruzione dell’immagine dei vari Capi di Stato come fatto con Assad, Milosevic o Gheddafi, tanto per fare qualche nome.

I passi da gigante fatti nel campo delle scienze comportamentali, che ora consentono di conoscere e comprendere cosa c’è alla base di certi modi di fare, combinati con gli strepitosi sviluppi nella sfera della comunicazione di massa, hanno di gran lunga moltiplicato le capacità ed il valore intrinseco delle operazioni psicologiche; basti pensare all’abbattimento del Governo della Repubblica Federale Jugoslava nel 1999, alle “rivoluzioni colorate” in Georgia nel 2003, in Ucraina nel 2004 e nel 2014, in Uzbekistan e Kirgizstan nel 2005, in cui operazioni psicologiche realizzate dai media occidentali hanno fatto passare tali avvenimenti come rivoluzioni popolari [3].
E che dire dell’attentato di Londra, nel 2005, in cui a uno zainetto lasciato nella carrozza del Tube è stato attribuita la voragine causata da un ordigno posto sotto la carrozza; del triplice attentato di Amman nel 2005, preceduto dall’evacuazione dei cittadini israeliani e coronato dall’uccisione di dirigenti palestinesi riuniti con militari cinesi; degli attacchi a Bali, Mumbai, Madrid, al Charlie Hebdo, in cui cecchini con handicap visivi, camuffati ma identificati grazie all’esibizione ex-post dei documenti in macchina, hanno operato liberamente sotto lo sguardo di pattuglie di polizia; dell’attentato all’aeroporto di Bruxelles, in cui le immagini proposte dal mainstream si riferivano, in realtà, ad un vecchio video di Mosca; all’attacco di Nizza, dove il giro della morte del Tir non lascia un’ammaccatura sulla carrozzeria e un’immagine nelle venti telecamere lungo il percorso (o meglio le ha lasciate ma il Governo ha deciso che non servivano e andavano distrutte) [4]?

Non stiamo parlando di complotti indimostrabili o di fantascienza ma di quella che Noam Chomsky ha definito “fabbrica del consenso”, dimostrando, dati alla mano, come sia un lucido consenso d’élite a dare forma alle notizie che leggiamo e ascoltiamo ogni giorno e svelando il meccanismo attraverso cui il mondo dell’informazione mobilita l’opinione pubblica per sostenere e difendere gli “interessi particolari” dominanti nella società.

Note e fonti:
[1] Politica della guerra, di Angelo Panebianco, Enciclopedia delle scienze Sociali
[2] Psyop: operazione Siria, di Manlio Dinucci
[3] “Le Operazioni Psicologiche militari (PsyOp) – La ‘conquista’ delle menti
[4] Eurocrati a Roma, ISIS a Londra: tutto in famiglia

Nico ForconiControInformo.info