Commissione Creel: la fabbrica del consenso

Commissione Creel – Gli USA stavano diventando più ricchi e, formalmente, più democratici; una quantità sempre maggiore di gente aveva diritto al voto; stava arrivando una grande massa di immigranti, e un maggior numero di individui poteva partecipare alla vita pubblica. Dirigere il Paese come un club privato stava diventando sempre più difficile

Alla fine degli anni Dieci, la gente non voleva andare a combattere guerre all’estero. Il Paese si opponeva con forza alla guerra e Thomas Woodrow Wilson fu scelto sulla scorta di posizioni anti-interventiste.
“Pace senza vittoria” era lo slogan. Ma, in realtà, il Presidente, o meglio l’élite dell’epoca, intendeva intervenire nel conflitto.
Quindi, il problema era: come trasformare un popolo di pacifisti in un branco di esaltati fanaticamente ostili ai tedeschi, al punto tale che decidano di andare a sterminarli?
Per ottenere questo risultato, ci vuole la propaganda. È questo il motivo cardine da cui, negli Stati Uniti, nasce il primo vero grande centro per la propaganda statale. Con il nome di “Commissione per l’informazione pubblica” (un bel nome orwelliano) o “Commissione Creel”, dal nome di chi la guidava, nasce un organismo che ha come intento quello di condurre la popolazione ad un’isteria nazionalistica.
La Commissione Creel lavora magnificamente. Nel giro di pochi mesi si instaura un clima di isteria bellicista e gli Stati Uniti possono così scendere in guerra.

Sono in molti a rimanere impressionati da un simile risultato. Uno di questi, cosa non priva di implicazioni per gli eventi successivi, è Adolf Hitler.
Nel “Mein Kampf”, il futuro dittatore conclude, con qualche giustificazione, che la Germania aveva perso la prima guerra mondiale perché sconfitta nella battaglia della propaganda. I tedeschi non erano riusciti a competere con la propaganda inglese ed americana e ne erano stati completamente sopraffatti.
Hitler decide di impegnarsi affinché anche i tedeschi possano avere il loro sistema di propaganda, cosa puntualmente avvenuta durante la seconda guerra mondiale.

La cosa che più ci interessa evidenziare in questo frangente è che gli sforzi della Commissione Creel impressionarono profondamente anche la comunità affaristica statunitense. A quell’epoca, i suoi membri avevano un problema: il Paese stava diventando più ricco e, formalmente, più democratico. Una quantità sempre maggiore di gente aveva diritto al voto. Stava arrivando una grande massa di immigranti, e un maggior numero di individui poteva partecipare alla vita pubblica.
Insomma, dirigere il Paese come un club privato stava diventando più difficile. Perciò, ovviamente, bisognava controllare il pensiero della gente. C’erano già specialisti delle pubbliche relazioni, ma non c’era stata mai un’industria delle pubbliche relazioni. Qualcuno veniva assunto per abbellire l’immagine pubblica di Rockefeller, o cose di questo genere, ma questa enorme industria delle pubbliche relazioni, che è un’invenzione americana, nacque dopo la prima guerra mondiale.
I suoi membri più importanti provenivano dalla Commissione Creel.Commissione Creel

Edward Bernays, la figura principale, di fatto esce dritto da lì. Pochi anni dopo, Bernays pubblica un libro intitolato “Propaganda”. A quei tempi, il termine propaganda, per inciso, non aveva un’accezione negativa. È durante la seconda guerra mondiale che diviene tabù perché associato alla Germania e ai crimini commessi dai nazisti.
Prima di allora la parola “propaganda” significava solo informazione controllata, o qualcosa del genere.
Così, verso il 1925, Bernays scrive un libro intitolato “Propaganda”, in cui si possono vedere applicate le lezioni apprese dalla prima guerra mondiale. Il sistema propagandistico della prima guerra mondiale e la commissione di cui egli faceva parte, sostiene Bernays, hanno dimostrato come è possibile “irreggimentare le menti dei cittadini tanto quanto fa un esercito con i suoi soldati”. Queste nuove tecniche volte ad irreggimentare le menti, egli afferma, devono essere usate da minoranze intelligenti in modo da assicurarsi che i bifolchi stiano in riga. E ora noi possiamo farlo perché abbiamo appreso queste tecniche.

Il libro diviene un manuale che esercita una grande influenza nell’industria delle pubbliche relazioni, e Bernays diventa una specie di Guru delle PR. Autentico liberale nella linea Roosevelt/Kennedy, è Bernays ad orchestrare, tra l’altro, l’attività di pubbliche relazioni dietro il colpo di stato che rovescia il governo democratico del Guatemala con l’appoggio del Governo degli Stati Uniti.
La sua più grande impresa, però, quella che lo rende davvero famoso, è compiuta alla fine degli anni Venti, quando riesce a convincere le donne a fumare.
Le donne, a quei tempi, non fumavano, e lui conduce grandi campagne pubblicitarie per la “Chesterfield”. Tutti noi conosciamo come funziona la tecnica: modelle e stelle del cinema con sigarette tra le labbra e cose di questo genere.
Bernays si guadagna lodi sperticate. Diventa una figura di primo piano nell’industria, e il suo libro diventa un classico.

Un altro membro della Commissione Creel è Walter Lippmann, la figura più eminente del giornalismo americano per circa mezzo secolo (e intendo giornalismo americano serio). Lippmann scrive anche quelli che vengono definiti saggi progressisti sulla democrazia, perché considerati tali negli anni Venti.
Come Bernays, Lippmann applica esplicitamente le lezioni del lavoro di propaganda, arrivando ad affermare che esiste una nuova arte nella democrazia, chiamata la fabbrica del consenso. Fabbricando il consenso, secondo Lippmann, si può aggirare il fatto che, formal­mente, una gran quantità di persone ha il diritto di voto. Si può svuotarlo di importanza, perché è possibile fabbricare il consenso ed assicurarsi che le scelte e gli orientamenti siano strutturati in modo tale che le persone facciano sempre quello che viene detto loro, anche se formalmente hanno la possibilità di parteci­pare. Solo così si avrà una democrazia che funzionerà correttamente. Questo significa applicare alla lettera le lezioni dell’agenzia per la propaganda.La sociologia e le scienze politiche accademiche nascono dalla stessa fonte. Il fondatore della cosiddetta scienza delle comunicazioni nell’ambito delle scienze politiche accademiche è Harold Dwight Lasswell. Il suo primo risultato importante è proprio lo studio della propaganda. Lasswell ribadisce, con molta franchezza, la necessità di non soccombere al dogmatismo della democrazia. Rifacendosi all’esperien­za della guerra, i partiti politici hanno appreso le stesse lezioni, specialmente i membri del partito conservatore in Inghilterra. I loro documenti dell’epoca, resi re­centemente di pubblico dominio, dimostrano che an­ch’essi riconobbero i risultati conseguiti dal ministero dell’Informazione britannico. I conservatori si resero conto che il Paese stava diventando più democratico e non sarebbe più stato un club privato per soli uomini. Così, conclusero che la politica doveva diventare una “guerra politica” e applicarono i meccanismi della propaganda, che avevano funzionato in modo così brillante nella prima guerra mondiale, allo scopo di controllare i pensieri della gente.Questo è il lato dottrinario, che coincide con la struttura istituzionale. Esso rafforza le previsioni sul modo in cui dovrebbero funzionare le cose, e le pre­visioni, di fatto, sono state largamente confermate. Ma neppure queste conclusioni possono essere discusse.
Tutto questo ora è letteratura, ma è accessibile solo a quelli che fanno parte del sistema.
Quando si va all’università, non si leggono classici sul modo di con­trollare la mente delle persone.
Questo è il fondamento del sistema costituzionale, ma nessuno lo studia.
Non lo si trova neppure nella letteratura accademica, a meno di cercarlo veramente a fondo [1].

Note e fonti:
[1] “La democrazia del grande fratello – Un indispensabile antidoto alla TV e alle bugie dei media”, di Noam Chomsky, 33-38

Nico ForconiControInformo.info

Riproduzione consentita purché l'articolo non sia modificato in nessuna parte, indicando Autore e link attivo al sito