Norcia – Che fine hanno fatto i maiali?

Norcia – Osservando le immagini del terremoto in Tv, una domanda sorge spontanea: dove sono i maiali?

Norcia si trova all’interno del Parco dei Monti Sibillini, cittadina immersa in un paesaggio incantevole e ricco d’acqua, fatto di boschi, montagne e lenticchie.
Lungo la strada principale del paese e nella piazza, ogni negozio fa bella mostra di prodotti tipici di norcineria, un’infinità di salumi che porta turisti e consumatori ad immaginare le colline dei Monti Sibillini piene di maiali intenti a brulicare.
Invece a Norcia, ad oggi, esiste un solo allevamento di suini, dunque solo una piccola produzione che si possa dire realmente locale: l’azienda familiare di Giuseppe Fausti, un’eccellenza italiana in fatto di maiale [1].

Duecento maiali, allevati in circa cento ettari di terreno, due ogni ettaro, senza sostanze chimiche, ormoni, antibiotici e altri medicinali né ambienti di vita malsani. Questa è la scommessa vincente di Giuseppe Fausti, titolare della piccola azienda familiare a Norcia, di sua moglie Ada e di sua figlia Valentina. In questa location, i maiali vengono allevati “molto oltre il biologico”, nel modo più naturale che mente umana possa concepire nel terzo millennio [2].Norcia

Non c’è nessuna limitazione geografica all’origine dei suini, questo si legge nel disciplinare di produzione del Prosciutto di Norcia, uno dei più noti tra le 13 produzioni Igp relative al suino riconosciute in Italia. Vi sono indicati con precisione misure e caratteristiche della coscia di maiale, le modalità di lavorazione e conservazione, la zona di produzione, gli standard di allevamento, ma non c’è nessuna indicazioni che riguardi luogo d’origine. Questo vale sia per il Prosciutto di Norcia che per la Coppa di Parma, per lo Zampone di Monde, per la Mortadella di Bologna, per la Porchetta d’Ariccia, per il Lardo di Colonnata, per lo Speck dell’Alto Adige, per il Cotechino di Modena, per il Prosciutto di Sauris e così via [3].

Dal Dicembre del 2014 è entrato in vigore il nuovo regolamento comunitario sulla tracciabilità delle carni fresche suine, che ha imposto etichette più dettagliate, uniformandole a quelle già previste per le carni bovine che seguono regole ferree imposte ai tempi della mucca pazza. Questo nuovo regolamento, però, non si applica ai salumi.

I prodotti sono, anche in questo campo, in mano a multinazionali; inizialmente soprattutto l’americana “Smithfield Foods”*, poi acquistata dal gruppo cinese “Shuanghui International”, oggi “WH Group”, di gran lunga il principale produttore di carne suina al Mondo. Carne prodotta, principalmente, nei Paesi dell’Est (Polonia e Romania in primis), dove i controlli labili e le normative su ambiente, lavoro, standard di allevamento e benessere dell’animale sono molto più “morbidi”.

*La Smithfield Foods è anche azionista di maggioranza del colosso spagnolo “Campofrio Food Group”, leader europeo per le carni confezionate che, a sua volta, è proprietario del più noto marchio di norceria italiana, “Fiorucci” [4].

Note e fonti:
[1] “Il maiale a Norcia? Poco, ma brado
[2] Umbria 10 e Lode
[3] Allevamenti nell’Est a costo zero: i maiali ottengono l’Igp europea
[4] la crisi del comparto suinicolo italiano – Progetto Nazionale Verona

Nico ForconiControInformo.info

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