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Propaganda occulta, macchina del fango e black operations

Propaganda occulta, macchina del fango e black operations
ottobre 28
18:11 2016

Propaganda occulta, macchina del fango e “black operations” – Come influenzare l’opinione pubblica in funzione degli interessi dell’élite al potere

Il sito The Bureau of Investigative Journalism, tempo fa, ha rivelato come il Pentagono, tra Maggio 2007 e Dicembre 2011, abbia dato ad una controversa società britannica di PR, la Bell Pottinger, oltre mezzo miliardo di dollari per eseguire un programma di propaganda top secret in Iraq.
Il personale dell’Agenzia avrebbe lavorato al fianco di membri dell’alto rango degli Stati Uniti nella sede di Baghdad “Camp Victory”; secondo un insider della Bell Pottinger, i film di propaganda sarebbero stati suddivisi in tre categorie: bianchi, grigi e neri.

Propaganda

Già negli anni Cinquanta, una giovane nazione che ambiva a crescere e a conquistarsi un posto al tavolo dei grandi in Europa, l’Italia, si trovò al centro di una vera e propria macchina del fango che, attraverso un’occulta propaganda, tentò di bloccare sul nascere la spregiudicata politica energetica portata avanti da Enrico Mattei attraverso l’eni.
È in quegli anni che la stampa anglofila e la Compagnia di Gesù iniziano a compiere il loro disegno. L’Information Research Department (Ird), un dipartimento del Foreign Office britannico, fondato nel 1948 da Christopher Mayhew per contrastare la propaganda sovietica, annovera infatti, fra le sue fila, numerosi gesuiti che compaiono a vario titolo nelle carte dell’Ird. Tra costoro Victor Mertens, consigliere di Pedro Arrupe, “preposito generale della Compagnia di Gesù”; Jorge Blajot, caporedattore della rivista “Razón y Fé” e direttore della programmazione radio della Radio Vaticana; Angelo Macchi, “padre superiore” del centro San Fedele, a Milano, nonché collaboratore della “Civiltà Cattolica” e direttore del mensile “Aggiornamenti Sociali”.
Al di là delle responsabilità dei singoli individui e del grado di coinvolgimento personale di ognuno di loro, risulta utile soffermarsi su alcuni interessanti meccanismi della propaganda occulta attuata dal Regno Unito nei cinque continenti.

L’obiettivo primario della nostra opera informativa consiste nell’influenzare l’opinione pubblica italiana in funzione degli interessi britannici.
Alex R. Sinclair, ambasciata inglese, Roma, Luglio 1971

C’è un livello segreto, noto ovviamente solo a chi ne ha accesso. E uno top secret gestito da una élite ancor più ristretta. Lo si comprende da alcuni rapporti del Foreign Office redatti tra il Febbraio e il Marzo del 1955.
I metodi della propaganda anticomunista, documento redatto dall’Ird e datato 14 Marzo 1955, elenca uno per uno i temi da trattare e quelli da evitare nel modo più assoluto. Fra i materiali scritti distribuiti, troviamo “gli editoriali e gli articoli forniti dal London Press Service ai direttori delle testate giornalistiche straniere” che saranno diffusi senza però “fornire informazioni dettagliate sulla distribuzione” nel Belpaese poiché, conclude il resoconto dell’Ird, “la propaganda occulta da noi attuata non dev’essere menzionata per nessun motivo”. Su quest’ultimo punto, le istruzioni sono addirittura perentorie. Heath Mason, un alto funzionario del Foreign Office, ha già allertato i suoi colleghi con una nota datata 25 Febbraio 1955: nel corso delle prossime conversazioni con la legislazione italiana a Londra, non deve assolutamente affiorare alcun “riferimento” alla “propaganda occulta” o alle “operazioni occulte” messe in campo dal Governo di Sua Maestà.
PropagandaDunque, come funziona la macchina dell’Information Research Department a un livello, diciamo così, meno accessibile? lo apprendiamo da un documento redatto dallo stesso Ird, un’informativa di 42 pagine che porta il timbro secret ed è inviata al viceministro degli Esteri nel Luglio del 1976. È un rapporto a carattere “storico”, descrive cioè i meccanismi della covert propaganda fin dalle sue origini, nel dopoguerra. All’interno dell’Ird esiste un’unità speciale, la Special Editorial Unit (Seu), che ha il compito di “promuovere le attività sensibili e segrete”, sovvenzionando “alcune agenzie in patria e all’estero che offrono i loro servigi ai giornali e ai media”. Si tratta di agenzie “apertamente commerciali e indipendenti”, società che operano alla luce del sole e di cui nessuno sospetta i legami con la macchina della propaganda occulta.

Il lavoro del settore informativo consiste nel creare un clima di opinione in grado di influenzare il potere politico affinché decida ciò che noi vogliamo
Joseph Cheyne, ambasciata inglese, Roma, Maggio 1974

L’unità speciale per l’editoria “si occupa”, in particolare, delle grey operations e delle black operations. Attraverso le prime, si “diffondono materiali appoggiandosi a organizzazioni o a istituzioni inesistenti”, strutture del tutto sconosciute, segretissime e persino clandestine, fonti a cui risulta difficile, se non impossibile, risalire. Le black operations “agiscono invece nel nome di entità reali”, vengono attuate tramite i mezzi di informazione conosciuti al grande pubblico e che godono, nella maggior parte dei casi, di prestigio e credibilità. Naturalmente, “si tratta di azioni che richiedono capacità e discrezione ai massimi livelli” e si ricorre ad esse solo in casi eccezionali. Quando ciò accade, le attività in parola “sono sottoposte a un ferreo controllo. […] La loro approvazione passa almeno dal viceministro degli Esteri”. E si capisce: data la loro delicatezza, “non è ammesso infatti che le covert operations ci sfuggono di mano”. Le aree d’azione, ovviamente, sono quelle più sensibili per la Corona: “l’interesse della Gran Bretagna è decisamente rivolto all’Europa, al Mediterraneo, al Medio Oriente, all’Africa, all’India e al Sud-est asiatico”.
“I nostri messaggi sono diretti principalmente agli ‘Opinion Leader’. […] La priorità consiste nell’illustrare le strategie britanniche ai giornalisti italiani. […] Si tratta di materiali che vengono utilizzati in maniera diretta con i direttori dei media e con i loro giornalisti. Ad esempio, se al dipartimento informativo dell’ambasciata viene chiesto di dare ampio risalto a un determinato argomento, è consuetudine stabilire un contatto con i giornalisti amici per enfatizzarne i punti più importanti. Spesso si fa anche uso di un memorandum scritto, con la dicitura nota di documentazione” [1].

Note e fonti:
[1] Colonia Italia – Giornali, radio e Tv: così gli inglesi ci controllano. Le prove nei documenti top secret di Londra”, di Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella, Chiarelettere, 198-203

Nico ForconiControInformo.info

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