Donald Trump – Il discorso sulla politica estera

Donald Trump – Cosa pensare del primo discorso del candidato repubblicano sulla politica estera degli Stati Uniti

Nel 1940 viene costituito il comitato “America First Committee”, organizzazione che nasce con l’intento di opporsi ad un potenziale intervento statunitense nella Seconda Guerra Mondiale.
“America first sarà il tema principale e prevalente della mia amministrazione”, queste le parole con cui il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, ha esordito nel discorso tenutosi presso il Center for the National Interest, fondato da Richard Nixon. Il miliardario americano ha dunque tracciato le principali linee guida della sua agenda, mettendo al primo posto esclusivamente l’America, ricalcando, di fatto, quelle che, oltre settanta anni fa, sembravano essere le intenzioni dell’“America First Committee”.

Sappiamo tutti come andò realmente a finire la Seconda Guerra Mondiale, nonostante le intenzioni non interventiste dimostrate a più riprese e quindi non capiamo le paure di chi immagina un’isolazionismo da parte degli states ed un loro ritiro dallo scacchiere mondiale qualora ad avere la meglio nella corsa alla Casa Bianca fosse proprio Donald Trump.
Se quanto accaduto non bastasse a creare dubbi sui reali propositi espressi da Donald Trump, ricordiamo anche le parole pronunciate da Franklin Delano Roosevelt che divenne Presidente degli Stati Uniti proprio grazie alla sua posizione anti-interventista che trovava la massima espressione nella massima “pace senza vittoria”, da lui coniata e ripetuta nei vari comizi elettorali. Frasi come “vi do un’altra assicurazione, l’ho già detto altre volte ma lo ripeterò all’infinito, i vostri ragazzi non verranno mandati a combattere nessuna guerra straniera […], potete quindi definire qualsiasi discorso sull’invio di eserciti in Europa come pura menzogna” sembravano non lasciare dubbi su un eventuale intervento militare degli Stati Uniti.Donald TrumpTutti sanno come andò a finire la Seconda Guerra Mondiale ma sono in pochi a sapere come mai, nel giro di pochi mesi, un’intera Nazione cambiò radicalmente il pensiero nei confronti del conflitto; il nodo principale era trasformare un popolo di pacifisti in un branco di esaltati e, per ottenere ciò, si costituisce il primo grande centro per la propaganda: la Commissione per l’informazione pubblica, meglio nota come “Commissione Creel”.
L’interesse per la capacità di influenza sul pubblico da parte dei media inizia negli anni Quaranta, quando Paul Felix Lazarsfeld realizza lo studio intitolato “Radio and the Printed Page. An Itroduction to the Study of Radio and Its Role in the Communication of Ideals”, che vede la luce grazie al finanziamento della “Rockefeller Foundation”.
Inizialmente nati per abbellire l’immagine pubblica di Rockefeller o cose di questo genere, gli studi portano alla realizzazione di un’enorme industria delle pubbliche relazioni, che è un’invenzione americana e che ufficialmente nasce dopo la Prima Guerra Mondiale. Tutti i suoi membri più importanti, da Walter LippmannEdward Bernays, provengono dalla “Commissione Creel”.

In attesa di sapere come si comporterà realmente Donald Trump, nel caso in cui dovesse essere lui il vincitore delle presidenziali USA, si consiglia la lettura de La democrazia del Grande Fratello, di Noam Chomsky, del quale si riporta un passaggio chiave per chi volesse capire realmente i meccanismi di propaganda e persuasione legati alla politica.

Alla fine degli anni Dieci, la gente non voleva andare a combattere guerre all’estero. Il Paese si opponeva con forza alla guerra e Thomas Woodrow Wilson fu scelto sulla scorta di posizioni anti-interventiste.
“Pace senza vittoria” era lo slogan. Ma, in realtà, il Presidente, o meglio l’élite dell’epoca, intendeva intervenire nel conflitto.
Quindi, il problema era: come trasformare un popolo di pacifisti in un branco di esaltati fanaticamente ostili ai tedeschi, al punto tale che decidano di andare a sterminarli?
Per ottenere questo risultato, ci vuole la propaganda. E’ questo il motivo cardine da cui, negli Stati Uniti, nasce il primo vero grande centro per la propaganda statale.

Con il nome di “Commissione per l’informazione pubblica” (un bel nome orwelliano) o “Commissione Creel”, dal nome di chi la guidava, nasce un organismo che ha come intento quello di condurre la popolazione ad un’isteria nazionalistica.
La Commissione lavora magnificamente. Nel giro di pochi mesi si instaura un clima di isteria bellicista e gli Stati Uniti possono così scendere in guerra.

Sono in molti a rimanere impressionati da un simile risultato. Uno di questi, cosa non priva di implicazioni per gli eventi successivi, è Adolf Hitler.
Nel “Mein Kampf”, il futuro dittatore conclude, con qualche giustificazione, che la Germania aveva perso la prima guerra mondiale perché sconfitta nella battaglia della propaganda. I tedeschi non erano riusciti a competere con la propaganda inglese ed americana e ne erano stati completamente sopraffatti.
Hitler decide di impegnarsi affinché anche i tedeschi possano avere il loro sistema di propaganda, cosa puntualmente avvenuta durante la seconda guerra mondiale.

La cosa che più ci interessa evidenziare in questo frangente è che gli sforzi della “Commissione Creel” impressionarono profondamente anche la comunità affaristica statunitense. A quell’epoca, i suoi membri avevano un problema: il Paese stava diventando più ricco e, formalmente, più democratico. Una quantità sempre maggiore di gente aveva diritto al voto. Stava arrivando una grande massa di immigranti, e un maggior numero di individui poteva partecipare alla vita pubblica.
Insomma, dirigere il paese come un club privato stava diventando più difficile. Perciò, ovviamente, bisognava controllare il pensiero della gente. C’erano già specialisti delle pubbliche relazioni, ma non c’era stata mai un’industria delle pubbliche relazioni. Qualcuno veniva assunto per abbellire l’immagine pubblica di Rockefeller, o cose di questo genere, ma questa enorme industria delle pubbliche relazioni, che è un’invenzione americana, nacque dopo la prima guerra mondiale.

Nico ForconiControInformo.info