Alzheimer sconfitto in una settimana

Alzheimer – Mediante l’iniezione di una proteina, in una settimana sconfitto l’Alzheimer nei topi

L’anno scorso, un gruppo di ricercatori australiani ha utilizzato una strumentazione ad ultrasuoni non invasiva per aiutare a rimuovere placche tossiche e lesioni di cellule nervose comunemente associate con l’insorgenza dell’Alzheimer, compiendo un passo avanti verso l’inversione dei processi comunemente associati con l’insorgenza del morbo di Alzheimer.

Questa volta, un gruppo di ricercatori dell’Università di Glasgow, in collaborazione con l’Università della scienza e della tecnologia di Hong Kong, hanno scoperto che un’iniezione di una proteina chiamata “IL-33” può invertire i sintomi dell’Alzheimer e il declino cognitivo nei topi. La proteina è, in realtà, prodotta dal corpo stesso come parte della sua difesa immunitaria contro le infezioni e le gravi malattie che colpiscono cervello e midollo spinale.
Dopo l’iniezione, i topi migliorato istantaneamente le loro funzioni cognitive e mnemoniche, tornando a valori ottimali dopo appena una settimana di cura.
Anche se questo è molto promettente, questi studi non sono stati eseguiti su esseri umani, e, secondo il professor Eddy Lieu, che ha condotto lo studio, “vi è una certa distanza tra i risultati di laboratorio e le applicazioni cliniche. Ci sono stati abbastanza false ‘scoperte’ in campo medico che ci ammoniscono a non trattenere il respiro fino a quando non siano stati effettuati rigorosi test clinici”.
AlzheimerIl morbo di Alzheimer è causata da lesioni multiple nel cervello chiamate grovigli neurofibrillari e placche amiloidi. Le prime si trovano all’interno dei neutroni, che alla fine inficiano il trasporto dei nutrienti che sono necessari all’interno del cervello. Le placche amiloidi, si trovano tra i neutroni e formano grappoli pesanti di proteine chiamate beta-amiloidi.
Questa malattia dovrebbe influenzare 65 milioni di persone entro il 2030; purtroppo, come con il cancro e varie altre malattie, ci stiamo concentrando nel trovare una cura senza prestare alcuna attenzione alla causa. Secondo la letteratura scientifica ufficiale, non sappiamo la causa dell’Alzheimer, ma c’è una grande quantità di dati scientifici che collegano la tossicità dell’ambiente in cui viviamo con l’insorgere del morbo. I pesticidi ambientali spruzzati sul nostro cibo e nei pressi di aree agricole e vari prodotti tossici che utilizziamo per le nostre case o per la nostra igiene intima, ne sono un esempio.

Oltre ai casi citati in questo articolo, ci sono una serie di studi che giustificano l’inizio delle sperimentazioni cliniche; nel 2012, uno studio innovativo è stato pubblicato nel Journal Ayu, dal titolo “Effetti della curcuma sulla malattia di Alzheimer con sintomi comportamentali e psicologici della demenza”. Secondo lo studio, tutti i pazienti coinvolti presentavano segni di irritabilità, agitazione, ansia e apatia. A questi soggetti sono state prescritte capsule di curcuma in polvere e le loro patologie sono andate via via affievolendosi.
Ci sono letteralmente centinaia di studi che dimostrano come la curcumina o l’olio di cocco siano altamente efficaci contro il declino cognitivo, così come il cacao, la salvia e l’acido folico, alimenti che dovrebbero essere inseriti nella dieta di ognuno di noi per prevenire l’insorgenza del morbo di Alzheimer e di altre patologie.

Per tutti coloro che volessero approfondire gli studi sull’Alzheimer, consigliamo la lettura del sito greenmedinfo.com, decisamente uno dei migliori sull’argomento.
Fonte: www.collective-evolution.com

Traduzione e sintesi di Nico ForconiControInformo.info