Monsanto, OGM e fistulazione: siamo ciò che mangiamo?

Monsanto, OGM e fistulazione – Il detto “siamo ciò che mangiamo”, è vecchio di secoli… speriamo sia errato

Tutte le meraviglie della scienza genetica si basano sulla premessa nota ai biologi molecolari come il “dogma centrale”; il DNA è l’agente esclusivo dell’eredità in tutti i viventi, il genoma di un organismo deve dare conto pienamente dell’intero complesso delle sue caratteristiche ereditarie. È quanto sostenuto anche da Ralph W. F. Hardy che, come in molti sanno, è stato Presidente del “National Agricultural Biotechnology Council” e, come in molti meno sanno, è stato anche ex Direttore della “DuPont”, una delle maggiori società produttrici di semi geneticamente modificati.
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Peccato che, sottoposta a verifica tra il 1990 ed il 2001, in una delle più grandi e pubblicizzate imprese scientifiche del nostro tempo, il “Progetto Genoma Umano”, costato 3 miliardi di dollari, la teoria del “dogma centrale” sia crollata sotto il peso delle scoperte effettuate. Il potere esplicativo di tale teoria, nota anche come teoria di Francis Crick, colui che, insieme a James Watson, ha scoperto la doppia elica di DNA, è basato sulla proposizione che i geni abbiano il controllo unico, assoluto ed universale sulla totalità dei processi dell’eredità, in tutte le forme di vita.
Secondo Crick, per controllare l’eredità, i geni devono governare la sintesi delle proteine, dato che sono le proteine a formare le strutture interne della cellula e, come nel caso degli enzimi, a catalizzare gli eventi chimici che producono specifici caratteri ereditari.
Tale teoria include una seconda dottrina che Crick stesso definisce il “dogma centrale” (sebbene ora questo termine sia usato per indicare l’intera teoria): “Una volta che l’informazione (sequenziale) è stata trasmessa alla proteina, non può uscirne di nuovo” [1], pertanto l’informazione genetica ha origine nella sequenza nucleotidica del DNA e termina, immutata, nella sequenza amminoacidica della proteina. Questo postulato è cruciale per il potere esplicativo della teoria perché dota il gene di completo controllo sull’identità della proteina e sul carattere ereditario a cui la proteina dà forma.
La teoria del “dogma centrale”, infine, sostiene che la replicazione biologica, essenziale per la capacità di un organismo di infettare un altro organismo, non possa verificarsi in assenza di un acido nucleico [2].

È, dunque, anche grazie agli assunti enunciati dalla teoria del “dogma centrale” che, nel 1982, la società “Monsanto” riesce, per la prima volta, a modificare geneticamente una cellula vegetale.
Da quel giorno il potere della “Monsanto” è cresciuto a tal punto che la società ha avuto un ruolo fondamentale nella decisione degli Stati Uniti di portare l’Europa di fronte al tribunale arbitrale del WTO per la questione dell’autorizzazione dei prodotti geneticamente modificati [3].
Forse, però, è bene fare un piccolo passo indietro…

Negli anni Ottanta, una serie di studi scoprono che, alcune proteine nascenti, hanno molte probabilità di non ripiegarsi correttamente e perciò di rimanere biochimicamente inattive, a meno che non entrino in contatto con un tipo speciale di proteine, le “chaperon”, che le ripiegano nella struttura corretta, attivandole. L’importanza delle proteine “chaperon” è sottolineata in anni recenti dalle ricerche sulle malattie degenerative del cervello causate da “prioni”, ricerche dalle quali sono emerse alcune delle prove più inquietanti del fatto che ilo “dogma centrale” sia pericolosamente sbagliato [4].
Monsanto Ogm fistulazioneLo Scienziato Stanley Prusinier, premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina, conferma che gli agenti infettivi che provocano la scrapie e le encefalopatie spongiformi trasmissibili (di cui fanno parte la BSE, conosciuta anche col nome di “morbo della mucca pazza” e la sua variante umana MCJ, la malattia di Creutzfeldt-Jakob), sono in realtà proteine prive di acido nucleico, chiamate prioni, le quali si replicano in un modo del tutto insolito. Invadendo il cervello, il prione incontra una normale proteina dei tessuti cerebrali, che poi si ripiega in modo da assumere la forma tridimensionale caratteristica del prione. La proteina, così ripiegata, diventa a sua volta infettiva e, agendo su un’altra molecola proteica normale, avvia una reazione a catena che propaga la malattia fino al suo esito fatale [5].

Il “dogma centrale” presume che la struttura attiva di una proteina sia automaticamente determinata dalla sua sequenza amminoacidica, per cui due proteine con la stessa sequenza dovrebbero essere identiche nella loro attività. Il prione viola questa regola. In una pecora infettata dallo scrapie, il prione e la proteina normale del cervello che si ripiega diversamente in seguito all’infezione, hanno la stessa sequenza amminoacidica, ma una è una normale componente cellulare e l’altra è un agente infettivo fatale. Ciò suggerisce che la configurazione ripiegata della proteina sia, in certa misura, indipendente dalla sua sequenza amminoacidica e che essa debba dunque essere decisa, in parte, da qualcosa di diverso dal gene che ha governato la sintesi di quella sequenza. E, siccome la forma tridimensionale della proteina prionica è dotata di informazione genetica trasmissibile, ciò viola anche un altro fondamentale precetto di Crick: l’impossibilità del passaggio di informazione genetica da una proteina ad un’altra.

Quindi, all’inizio degli anni Ottanta, quasi dieci anni prima che il “Progetto Genoma Umano” da 3 miliardi di dollari prendesse vita, prima che piante geneticamente modificate cominciassero ad apparire nei nostri campi, una serie di processi basati sulle proteine avevano già iniziato ad irrompere sulla scena, mettendo in discussione il “dogma centrale”.
In fin dei conti, il detto “siamo ciò che mangiamo”, meglio conosciuto in campo scientifico con il termine “endosimbiosi” [6], è vecchio di secoli.
La nostra speranza è che sia errato…
Note e fonti:
[1] “Il Dogma Centrale. Crick F.H.C On Protein Synthesis”, “Symposium of the society for experimental biology XI”, “New York: Academic Press” 1958, 153
[2] “Il mito del DNA”, di Barry Commoner, scritto per “Tutto quello che sai è falso 2 – Secondo manuale dei segreti e delle bugie”, a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi Media, 268-283
[3] “I crimini delle multinazionali”, di Klaus Werner e Hans Weiss, Newton Compton Editori, 284, 285
[4] “Ellis R. J. Proteins as molecular chaperones”, “Nature”, 1987, 328, 378, 379; “Ellis R. J. and Hemmingsen S. M. Molecular chaperones: proteins essential for the biogenesis of some macromolecular structures”, “Trends Bioch. Sci.”, 14(8), 1989, 339-342
[5] “The Prion Diseases. One Protein, Two Shapes”, “Scientific American”, di S. B. Prusiner, 1995, 272(1), 48-57
[6] “Can DNA in food find its way into cells?”, “New Scientist”, di Philip Cohen, 4 Gennaio 1997, 14

Nico ForconiControInformo.info

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